sabato 23 aprile 2011

Antifascismo del terzo millennio



Tra qualche giorno, Lunedì, è il 25 Aprile. Giorno di lutto per alcuni, giorno di Festa per altri, solo Pasquetta per quegli animali da cortile, orfani di recente del loro principale riferimento culturale.
Sono andato, proprio l'altra sera, ad una Assemblea sull'Antifascismo. Sapete quelle fantastiche sedute di psicoanalisi collettiva in cui ognuno fa vedere che bravo comunista è ai suoi pari? Purtroppo, quello che mi aspettavo di sentire si è palesato quasi immediatamente. “E Mussolini è una merda” ,“Forza Nuova è un grosso problema” e “i valori della Resistenza si sono persi”: le solite menate buone per farsi forza in questi anni bui. Nulla di più, noia mortale. Ed è in quei momenti che pensi “Come posso spiegare ai compagni, che il Fascismo non è solo Forza Nuova, Fiamma Tricolore, Fascismo e Libertà o i Nazisti dell'Illinois?”. Il Fascismo non è fatto solo dai nostalgici dell'italico maestro di scuola elementare.
Se dovessimo fare un'analisi sulla situazione dell'Antifascismo italiano, saremmo impietosi. Un movimento che è palesemente vittima della mentalità da stadio. Parecchi antifascisti “di professione,” purtroppo, ragionano sugli stereotipi del tifoso della squadra avversaria. Sembra di vivere in un derby continuo, un Taranto-Bari perenne, un Como-Varese di ogni giorno. Una caccia al “bambacione” o “babbo” di turno, che ha scorreggiato dalla sua mente un “Dux Mea Lux”, non sapendo, nella stragrande maggioranza dei casi, che cazzo voglia mai dire sta Lux! Quando ci accorgeremo che il fascista non è solo questo sarà troppo tardi; anzi ormai la frittata è fatta, visto come sta andando la società. Ci siamo fatti fottere, compagni miei! Ci hanno messo gli specchietti per le allodole, i bambinetti forzanovisti o i coglioncelli di CasaPound (che i “compagni” di Sinistra e Libertà in Puglia, ed è notizia fresca e raggelante come un Frigor, hanno deciso di legittimare, con una iniziativa comune di dubbia valenza), per mascherare il vero fascismo.
Cosa è il precariato? Cosa è la xenofobia? Cosa è l'omofobia? Cosa è l'odio per il più debole? Cosa è l'aspirazione al raggiungimento di una vita alla Briatore, alla Lapo Elkann? Non ce ne siamo resi conto, eppure in questa società, piano piano, poco alla volta, il vero fascismo è entrato, è entrato nel vivere quotidiano, dentro la testa di tutti. E noi, attenti al bimbetto di Forza Nuova, ci siamo fatti prendere alle spalle, e siamo sprofondati nell'oblio; una oscurità, che non è solo quella che i media ci hanno imposto, a favore di una sinistra molto più tranquillizzante e stereotipata, molto più radical chic che affolla i salotti televisivi, i giornali, le conferenze e le radio. E' una tenebra che ha preso anche noi, che tuttora siamo incapaci di reagire, capaci solo di abbaiare alla luna, divisi nei nostri miseri feudi, nei nostri “son più comunista io di te”. Le lotte degli operai, dei braccianti e dei proletari non sono proprio servite a nulla, visto dove, anche per la nostra imperdonabile distrazione, siamo finiti. Non penso sia questo l'avvenire che quelle lotte prospettavano; non di certo possiamo continuare a pensare che Berlusconi sia il fascismo in Italia; è solo un altro specchietto che ci hanno messo, una lucina per fare dormire i bambini, e spegnere la luce. Ecco, in questo buio, convinti di essere nella luce, e che il nostro dovere lo stiamo facendo davvero dando addosso solo a Silvio e ai suoi poggiapiedi, il fascista agisce: impoverisce, si arricchisce, sorride e si indigna nel vedere che ancora qualche comunista in giro c'è. La Lega, Forza Nuova, i ticinesi di Bignasca o l'ultra-destra finlandese ci fanno capire che tutta l'Europa è sotto questo giogo, che la direttiva Bolkestein ha sancito essere legittimabile.
Forse, con questo testo, avrò fatto capire, ai miei compagni, il perchè ho sempre preso in giro i “cosiddetti” neo-fascisti, quei buzzurri che vanno inneggiando l'impero romano. Il capitalismo, cari miei; è quello che ci sta fottendo! Chi lo accetta, si deve rendere conto, di essere un complice e uno dei tanti colpevoli delle nefandezze del Ventunesimo Secolo.

mercoledì 6 aprile 2011

Comunicato arditi contro la Disposizione Transitoria



Barbari cospiratori dello Stato s'affannano, nelle loro bolsceviche intenzioni, a bloccare l'avanzata indomita e parlamentare delle validissime richieste del regio drappello di deputati, valorosi uomini che sfidarono, senza mostrare alcun segno di ottenebrata paura, la corporea sionista!
Nonché, s'affrancano dai loquaci generali che, essi stessi, negando il loro fulgido appoggio, si disonorano e si contraggono nella vana ricerca di una ebete e eunuca democrazia. Ma no, dicono ai cavernicoli imbelli, gli arditi di questa ondata infermabile. All'urlo di “o Disposizione Transitoria o morte!!!”. Che s'aggueriscano queste cloache, che si sollazzino delle parole concilianti dell'uomo della Trinacria, Schifani. La cosa, per noi indomiti, non è che un colpevole ritardo, costretti per 60 anni a vedere il mondo dalle meravigliose case che il nostro Duce ci ha costruito (le fogne, nda), e dal quale il nostro novello Re Silvio s'è fatti riemergere. Non senza essere costernati, nel nostro peregrinare audace, s'è perso uomini, valorosi combattenti che oggi ridono e scherzano, si trastullano e si accucciano con le forze moscovite, ancora tignosamente presenti sul suolo italico. Noi si è rimasti ardui costruttori di un partito, che per forza d'ironia s'è deciso d'appellare con “Popolo della Libertà”. Se l'immagini il nostro padre, che noi ci si è decisi di fondare un movimento con siffatto nome. Sarebbe stata una reazione intransigente ed indefessa, non avrebbe compreso il valente sforzo dei nostri arditi, che mascherandosi da liberali mezze calzette, si sarebbero rivelati solo dopo qualche lustro. Non s'è capito, eppur qualche segnale s'era dato. La nipote della Nostra Luce s'è battuta, s'è spronata e s'è resa forte, proprio per dare voce e ineguagliabile coraggio alla nostra folla oceanica, alle nostre fierissime schiere. Per ridarci vigore, allora si è deciso di presentare, con fulgente precisione, l'annullamento della vile e sciatta Disposizione Transitoria, che non ci permetteva, dopo anni di imposto e volenterosissimo oblio, di ricreare il nostro vero Partito, di dare un reale nome alle nostre idea. S'era stufi di nascondersi dietro un dito! Basta, s'è imperiosamente detto, non si può continuare in questo modo! Ed è come colpiti al cuore, un nucleo vitalissimo di un movimento ormai lontano dai nostri lidi, cosiddetto Futuro e Libertà, ha ardimentosamente cercato di tirar fuori la testa dal fango democratico, per poi essere ricacciato giù da opportune manovre di palazzo di un omuncolo dal cognome volgare, volte a destabilizzare il nostro clamorosissimo principio.
Non c'arrenderemo, la morte non ci spaventa! Un virile abbraccio al camerata Cristiano De Eccher, e agli altri confirmatari, provetti figli della lupa, paladini dell'impero romano. A noi!

sabato 2 aprile 2011

The Mandurian Candidate


Dalle terre, a volte, umanamente desolanti in cui vivo, sto vedendo in questi giorni tutto quello che accade nelle zone che mi hanno visto nascere e crescere, e diventare quello che sono.
Taranto, e più precisamente Manduria, sta subendo l'inadeguatezza del nostro governo. Un territorio che, da sempre, subisce un'assenza dello Stato (se non per l'ingombrante presenza della Marina Militare), manifestatasi con i vari disastri ambientali che, nel silenzio quasi assoluto, stanno colpendo le vite dei miei concittadini. A quest'assenza però, abbiamo saputo reagire solo con un'altra assenza, quella di umanità. Ebbene sì, essendo un popolo sfruttato, ferito e umiliato, abbiamo deciso di condividere forzatamente questi dolori con i migranti africani che nei giorni scorsi sono sbarcati sull'Isola di Lampedusa. Colti da un improvviso (e neanche tanto) attacco di leghismo, quasi desiderosi di non essere da meno di un Gentilini qualunque, alcuni cittadini manduriani hanno dato vita alle ronde. Animali da cortile, neofascisti imbevuti di Primitivo (capisco ora la scelta del nome) e cittadini drogati di televisione e di informazione berlusconiana, hanno preso la palla al balzo e si sono autonominati sceriffi, con il tacito consenso delle forze dell'ordine. Che ci fosse il Far West, ce lo saremmo dovuti aspettare. Però non è tutta Manduria a subire rigurgiti xenofobi, sia chiaro. Il lavoro che molti giovani hanno fatto e stanno facendo per aiutare o documentare quello che accade nella tendopoli è encomiabile e ci fa sperare in un futuro migliore o meno schifoso di quello che ci si prospetta. Sono sinceramente imbarazzato, devo dirla tutta, del comportamento degli sceriffi, che caricano sui loro furgoni bianchi (come dimostra il video realizzato da un bravissimo reporter salentino di TeleRama http://www.youtube.com/watch?v=RMxzN-WB_0E) gli uomini appena catturati. Si perchè è una caccia. Non ci vuole un sociologo per capire che, ormai, è il più debole la vittima delle nostre violenze. Si è solo capaci di abbaiare con le istituzioni, ma quando si tratta di mordere, lo si fa con l'immigrato, col senzatetto o con chi è comunque meno fortunato di noi. Il pericolo è sempre sotto di te, non è mai sopra. Il razzismo è questo, e Manduria ce lo dimostra. Nel disinteresse dei potenti dell'Europa e dell'Italia, si è solo in grado di prendercela coi disperati, che, ricordo per chi fatica quando attacca le sue tiritere xenofobe, vengono nel nostro Paese perchè sono costretti dalle condizioni di povertà o di disagio sociale, proprio come facevano i nostri bisnonni e i nostri nonni che se ne andavano, ad esempio, in Argentina, in Australia o in Germania. Visto che siete talmente drogati di televisione, un po'di Carramba che Sorpresa ve lo dovreste pur ricordare. “DALL'ARGENTINA DOPO 40 ANNI E' QUIIII!” non vi fa tornare in mente proprio niente? E poi, non è che partivano solo i poveracci in cerca di fortuna..prendevano il largo anche i malavitosi (avrete visto anche il Padrino, immagino). L'immigrazione è questa belli miei, caduti dal pero. Non è che noi siamo stati l'esempio fulgido di correttezza nei Paesi che ci hanno ospitato. Vabbè, ma si sa bene che la memoria è corta quando non fa comodo.
La Lega è dentro tutti noi ormai, e forse in noi tarantini, un po'di malsano “padanesimo” c'è sempre stato. Cito insegna, e la colpa è anche nostra, che non siamo riusciti a presentare un modello valido d'alternativa a questo scempio, che fa leva sulle paure primordiali dell'uomo. Forse è davvero arrivato il momento di rimboccarci le maniche, mica “a chiacchiere” come fanno Bersani e il suo Pd, che alla ricerca di una stima internazionale ha appoggiato l'intervento anglo-francese in terra libica. Non possiamo stare a guardare ancora per molto.

mercoledì 16 marzo 2011

Italyan, Yılan ve American Casusu Çikti


Parafrasando un titolo di un fantastico album di Elio e le Storie Tese del 1992 (Italyan, Rum Casusu Çikti), che riportava il titolo di un giornale turco su una presunta spia italiana greca nel territorio turco-cipriota, oggi vorrei parlare della spia che su RaiUno, dopo la dose serale di morfina in salsa arcoriana del fedele Augusto, conduce il programma Qui Radio Londra (o meglio Qui Radio Lonza, come ho letto su qualche sito).
Le prime due serate dello show, che prende il posto, dopo anni di nulla, del Fatto di Enzo Biagi, non hanno brillato nei dati Auditel. Leggevo di un crollo di ascolti, rispetto al Tg1, che già non gode di ottima salute, di un milione di telespettatori, che probabilmente preferisce Enrico Papi e il suo Transformat (programma orribile, nda) alle invettive del Giulianone nazionale. Nelle prime due puntate sono state affrontate due tematiche di attualità scottanti: la questione giapponese e il caso Ruby. Mentre la prima puntata poteva sembrare d'obbligo, visto la vasta eco che il terremoto e la crisi nucleare nel paese nipponico investe le attuali cronache mondiali, la seconda puntata ha fatto ripartire i tentativi ferrariani della lotta contro il finto perbenismo e il finto moralismo. Che si debba accettare lezioni di morale da questa gente, sicuramente fa ridere. Come scatena ilarità che a farlo sia proprio Mister Anti-aborto o Mister Pro-Life, il ritratto della salute, proprio. Parlare ulteriormente del caso Ruby, che ha vessato la pazienza di ogni italiano, è una colpa di cui non voglio macchiarmi nuovamente. Quindi preferirei porre l'attenzione su due notizie che non hanno raggiunto molti dei media mainstream italiani: Borghezio e LePen che vanno a Lampedusa e la Lega, che durante la seduta del consiglio regionale lombardo, abbandona l'aula durante l'esecuzione dell'inno italiano.
La seconda non fa così tanto scalpore. Ormai dai leghisti ci si può aspettare di tutto, sempre sicuri di un apporto civile ed elegante alle questioni nazionali. Si rimane sorpresi, ma neanche tanto, del silenzio assordante dei maggiori partiti di opposizione, che davanti a questa scenata padana non hanno battuto ciglio. Persino il fratello di LaRussa, uno dei caporioni del Pdl lombardo, si è indignato, chiaramente per l'offesa alla patria (collutorio in bocca, prima di parlare dell'Italia).
Ma Borghezio e LePen che vanno a Lampedusa dai migranti le batte tutte. Non solo queste povere persone, in fuga dai loro Paesi straziati dalla fame e dalle condizioni invivibili, hanno dovuto affrontare il distacco dalle terre d'origine e un viaggio lungo giorni, settimane, mesi su imbarcazioni di fortuna, ma devono anche sorbirsi l'arrivo del peggio che la cultura europea ha espresso negli ultimi anni. La Convenzione dei Diritti dell'uomo di Ginevra non dice niente a riguardo? Non ci sono sanzioni da comminare ai responsabili di questa gita dei due grossi elementi? Va bene che sia la Francia che l'Italia cercano in tutti i modi di arginare il flusso migratorio, ma è tremendo farlo in questo modo.
Per concludere, pensavo che mai i prodotti che Alessandro Di Pietro fa parlare nel suo Occhio alla Spesa potessero avere talmente successo da intraprendere una carriera esterna al programma di RaiUno, ed invece non è così. I prosciutti hanno avuto più fortuna delle melanzane. Uno ha deciso di diventare europarlamentare, e l'altro è riuscito a condurre un programma in prima serata. C'è chi dice che in Italia non c'è spazio per tutti, che bisogna prostituirsi per avere visibilità, sia in politica che in televisione. Non credo che due cosce di maiale possano arrivare a tanto. Non sono poi così tanto affascinanti!

lunedì 28 febbraio 2011

Paritariamente vostro


La scuola pubblica in mano ai comunisti? Ebbene sì, dopo vent'anni di fininvestesimo, l'istruzione non si riesce, ancora, a togliere dalle mani dei nostalgici del Pcus. Fortuna che ci sono i baluardi cristiani o i buoni vecchi volponi delle scuole simil Cepu che tentano di battere sul campo l'orda bolscevica degli insegnanti. Eppure ricordo i miei delle scuole superiori, e così tanto leninisti non erano. Per chi pensa che ogni corpo docenti di ogni istituto sia un soviet, l'avrei invitato volentieri a seguire le lezioni della mia prof di filosofia, che amabilmente pensava fossi un ritardato, che cercò vanamente paragoni fra Bush e il superuomo di Nietzsche, che si offese profondamente quando decidemmo di esporre la bandiera della pace ( "è un simbolo di partito, vergogna"), che dedicò a Marx meno di mezzora di programma, liquidandomi dicendo "non abbiamo tempo" e successivamente dedicando due mesi a Heidegger; li farei discuture coi vari prof che spesso ci invitavano ad andare a studiare coi Gs (gli studenti medi di CL) e di andare ai loro ritiri spirituali. Gente che, approfittando di miei compagni conniventi (ahimè!), faceva girare in classe fogli di una petizione (made in Comunione e Liberazione, chiaramente) che chiedeva la parificazione di scuola pubblica e privata, in seno ad un finto germe di libertà, per i genitori, di mandare i figli agli istituti non ancora definiti "paritari". Perchè, sicuramente, tali officine di diplomi avrebbero abbassato le rette se fosse passata la legge con gli annessi incentivi. S'ha vist, si direbbe in quel di Taranto. E come dimenticare Tommy, il nostro preside. L'uomo fascistissimo con l'aquila littoria in ufficio, che minacciava sospensioni ad ogni minima manifestazione.
Ed è questo che, purtroppo ricordo, portandomi dietro il mio misero 68 di maturità, anni di lotte e di scomuniche, di insulti e di derisione. Molti dei miei compagni, come me, poco inclini al servilismo hanno avuto quel che meritavano dalla vita dopo 5 anni non rosei, si sono realizzati, mentre alcuni, fra i più inclini al compiacimento, sono miseramente crollati uscendo dal liceo.
Ecco, leggo le parole di Berlusconi in differita (ero a Berlino, fortunatamente) e penso di essere andato in una scuola di un altro stato. Perchè, come moltissime scuole private in mano ai servi di Dio, anche la mia non batteva bandiera vaticana?
Vorrei, e qui chiudo per il ritorno di pensieri poco piacevoli del mio passato scolastico, che mio figlio fosse più fortunato di me, e che andasse in una scuola libera dall'influenza cattolico-finanziaria, libera di avere le stesse strutture di quegli istituti che vivono, oltre che delle sovvenzioni governative, delle tasse di iscrizione e di frequenza; vorrei che mio figlio studiasse in una vera scuola pubblica, e non all'ombra dello Stato della Chiesa.

venerdì 11 febbraio 2011

L'abbiamo fatta grossa...



Maledetto...è tornato...dopo le liste Pro-life è passato alle manifestazioni pro-faig! Si, Giulianone è tornato fra noi con la sua eleganza tipicamente secentesca. Chi non è un assiduo lettor-masochista del Foglio (con la sua impaginazione di stampo gutenberghiano), sentiva una lancinante mancanza, una fitta perenne al colon. Per fortuna che Ferrara non si è fatto attendere ancora. Dagli schermi del tg1 (o cinegiornale Luce, ancora ci è poco chiaro) ha lanciato l'iniziativa a favore del premier e contro la magistratura sovversiva. E pensare che venti/venticinque anni fa, col suo modo sempre da gentleman inglese, faceva i picchetti (con mazzate annesse) davanti alle fabbriche. Lì già dovevamo accorgerci che qualcosa non andava (Cia a parte). Ma oltre a questa “fetecchia”(cit.), cosa è uscito dal ventre del comunismo e delle lotte operaie italiane? Ivi citerò grandi personaggi che abbiamo avuto, tristemente, fra le nostre fila, e che ora sono dalla parte giusta.
Tiziana Maiolo, ex giornalista de “Il Manifesto”, nei giorni scorsi ha avuto la squisitezza morale di fare questa affermazione: “È più facile educare un cane che un bambino rom [..] I cagnolini e i bambini, se tu li educhi, dopo sono educati - ha detto la Maiolo -. Ma se nessuno li educa... ma se fanno la pipì sui muri! Neanche il mio cagnolino la fa sui muri, solo sugli alberi”. La sua "umanità" si è espressa appieno nel commento alla morte dei 4 bambini nel rogo di Roma. Ed è stato assessore alle Politiche Sociali del Comune di Milano...come mettere la Gelmini ministro dell'Istruzione...ehm...no vabbè, ho sbagliato pietra di paragone.
Sandro Bondi, sindaco per il Pci di un comune dell'Emilia Romagna, ora portavoce del Pdl, nonché ministro dei Beni Culturali. E' lo Smithers della politica italiana, viscido e servile come pochi. Un amore talmente viscerale, da rinnegare le sovvenzioni allo spettacolo del nostro Paese per paura di perdere quell'egemonia culturale che il padre e padrone tanto faticosamente ha conquistato in questi anni di Fininvest-Mediaset-Publitalia. Capace di non prendersi un minimo di responsabilità per i crolli nell'area archeologica pompeiana, dando la colpa alle condizioni atmosferiche. Della serie: “io non c'ero e se c'ero dormivo”.
Giampy Pansa, fino alla metà degli anni Novanta nell'area intellettuale della sinistra, e coniatore di termini come “il giornalista dimezzato” (“in cui stigmatizzava il comportamento ipocrita dei colleghi che, invece di scrivere con la mente libera, "cedeva[no] metà della propria professionalità al partito, all’ideologia che gli era cara e che voleva[no] comunque servire anche facendo il [proprio] mestiere"”cit.). Uno, se non il, dei maggiori responsabili del revisionismo storico nell'Italia del berlusconismo. Con il suo “ciclo dei vinti”, ha dato una parvenza di umanità e di normalità ingenua ai giovani di Salò, e nel contempo gettando fango sulle lotte partigiane. Connivente, quindi, della strategia tutta post-fascista della parificazione, indegna, dei repubblichini con i resistenti.
Per chiudere il cerchio iniziato con Ferrara (e ce ne vuole) parliamo di Giovanni Lindo Ferretti, cantante dei compianti CCCP (punk filosovietico) e Csi (Consorzio Suonatori Indipendenti) e grande icona del mondo cultural-musicale dei giovani comunisti, nonché mio personalissimo eroe musicale. Scrivo di lui con grandissimo dolore. Da anni eremita nel suo paesino appenninico emiliano, non ci ha fatto mancare i suoi strali da ciellino contro l'aborto, l'eutanasia e la fecondazione assistita.
Basta, mi sento male. Devo chiudere qui. Abbiamo creato dei mostri, dei lacchè e degli eremiti. Mi giro intorno e penso, non so se a malincuore o tirando un sospiro di sollievo, che non saranno gli ultimi. Prossima fermata tra qualche anno. Ma io non scendo, no. Tanto prima o poi il controllore passa...

mercoledì 2 febbraio 2011

Sensazionali priorità



Escavatrici in azione in questo mese di Gennaio. Ad attivarle, come da tempo immemore, è il Giornale della famiglia Berlusconi.
Le sue scoperte sensazionali, che creano clamore nell'opinione pubblica, non si sono lasciate attendere anche nel 2011. La storia scandalosa, datata 1981, della Boccassini con un giornalista di Lotta Continua, ha meritato un titolo a nove colonne nel numero di qualche giorno fa. Tutto questo, mentre in Egitto, è in atto una rivoluzione che, e cito una battuta memorabile letta sul sito spinoza.it, lo "zio de na mignotta" (unico accenno alla questione Ruby Rubacuori che io farò mai, perchè ci hanno seriamente ottenebrato le palle con questa storia) cerca di soffocare nel sangue.
La priorità delle notizie è tutta un po'sballata. Ci ricordiamo le numerose emergenze di quest'estate, che il Giornale trovava sempre meno importanti della casa di Montecarlo di Fini e Tulliani? O il "caso Boffo" di un annetto fa, che prendeva il sopravvento su ogni cosa?
Inutile sottolineare il motivo di tutto questo, di queste armi di distrazione di massa lanciate per colpire gli avversari del premier. Screditare, millantare e punire sono mezzi a cui il berlusconismo del 2000 ci ha tristemente abituati.
Ho visto gente immolarsi per la causa (vedi Sgarbi che stamattina, in diretta tv, si è autoaccusato di essere stato un amante di Ruby) o esseri umani perdere quel minimo di dignità o di etica professionale a cui faticosamente restavano aggrappati. Ho visto megadirettori chiamare in diretta per dissociarsi in anticipo, o gente abbandonare studi televisivi o fare il dito medio al telegiornale. Proporrei una nuova versione della canzone "Quarant'anni" dei Modena City Ramblers ( http://www.youtube.com/watch?v=f_wYdY5-A0c ), ce ne sono cose nuove da dire.
Ma il signor Sallusti, direttore del Giornale e editore dell'Ordine di Como (che i miei attuali corregionali ricorderanno perchè assatanato ospitante del nuovo tentativo di presentazione dei falsi diari di B.Mussolini ad opera del "Senatore" Marcello Dell'Utri nel capoluogo lariano), dove andrà a cercare le informazioni per la prossima spalata di fango? Le scuole elementari e i provveditorati sono avvertiti. Potrete trovare un cronista del quotidiano milanese, che cerca nel registro della classe di Bruti Liberati la sezione delle note disciplinari.
Un furto di merendina o una gomma non restituita ad un compagno di classe potrebbero fare del nostro premier un martire delle toghe politicizzate.
La libertà di parola (e di stampa) è stata una grossa conquista del mondo democratico. Ma proprio leggendo le pagine del Giornale a volte mi viene da pensare che la democrazia non sia la forma di governo così giusta per il nostro Paese. C'è gente che non merita questa enorme libertà. Non dico tanto, ma un po'di selezione all'entrata no?

..e quando si coordinano lavoratori e studenti...

Con le manifestazioni legate alle proteste contro il Ddl Gelmini, gli studenti italiani, assieme ai lavoratori della conoscenza, hanno dimostrato che non è più tempo di accettare passivamente le volontà di questo governo.

In Lombardia, come in tutta Italia, le lotte studentesche si sono sviluppate su tutti i fronti che la riforma del Ministro dell'Istruzione ha toccato. Alle sacrosante lamentele degli studenti medi che hanno visto il loro futuro distrutto, si sono uniti gli universitari che quel futuro lo stanno già vivendo e continueranno a viverlo. Monumenti simbolicamente conquistati, atenei occupati, stazioni dei treni mandate in tilt e blocco della didattica nella stragrande maggioranza dei plessi, cortei in ogni angolo del Paese hanno catalizzato l'attenzione dell'informazione e dell'opinione pubblica, facendo capire, anche al cittadino disinteressato, il notevole disagio che questa riforma porterà al sistema scolastico e universitario italiano. Il movimento nato da queste proteste è di ampio respiro e vede l'unione di diverse ed eterogenee associazioni studentesche.

A Milano a fare la “voce grossa” non è stata solo la Statale. Persino studenti e ricercatori del Politecnico, negli ultimi tempi meno avvezzi a qualsivoglia dimostrazione, come anche i ragazzi della Bicocca hanno deciso di protestare contro l'ignorante e inumana riforma gelminiana. Cortei di notevoli dimensioni hanno, quando possibile, attraversato la città, partendo da Piazza Cairoli. (poco risalto ha avuto, a livello locale, l'assedio in tenuta antisommossa delle forze dell'ordine, nei giorni delle votazioni alle Camere sul Ddl, alla Statale di Milano).

Stessa cosa a Bergamo, dove gli studenti hanno protestato in maniera veemente contro le proposte della loro concittadina. Per dimostrarle meno metaforicamente “la naturale reazione alla sua riforma”, è stato deciso di scaricare davanti casa del Ministro un secchio di letame. Tale forma eccentrica di dissenso, si è unita alle numerose manifestazioni che hanno invaso la città, come è accaduto nel resto delle città lombarde.

Ancora più straordinario è l'appoggio che tali lotte hanno ricevuto dal mondo operaio e dai lavoratori precari, già vessati dalle politiche inette e distruttive che questo governo, d'accordo con Confindustria, sta attuando. La solidarietà dimostrata da queste persone, non deve far altro che farci comprendere quanto sia importante coordinare le proteste e i disagi per far sentire, quanto più possibile, che c'è ancora una grossissima parte di questo Paese che dice “no” ai soprusi dei padroni, sia che essi siano politici o datori di lavoro (non a caso, di questi tempi, a volte i termini coincidono).

fatto per newsletter anno II n.1 del pdci lombardia

martedì 28 dicembre 2010

Maldestre preveggenze futuribili



Cattivi genitori colpevoli di disoccupazione, arresti preventivi, utilizzatori finali, capricci istituzionalizzati, parentele importanti..quante primizie ci ha regalato questo 2010. Meraviglie, perle di saggezza e neologismi, forme dialettali ministeriali, espressioni regali, amicizie scomode. E tutto in un solo Paese. Questo è fantastico. Ci sarà anche la crisi, ma pare essere solo economica. Le idee non mancano mai.
C'era chi voleva la fantasia al potere. Abbiamo atteso degli anni, lunghe stagioni democristiane e craxiane, brevi tentativi sinistri, ma finalmente quanto richiesto è giunto. Ma non solo i membri del governo ci hanno regalato colpi ad effetto. Come non citare l'addio ai contratti collettivi, le minacce da scuola elementare e le altre “bravate” della nuova dirigenza Fiat. Si chiamiamole bravate: turni più massacranti, eliminazione del diritto allo sciopero e accorciamento (se non annullamento) dei minuti di pausa. Sono proprio burloni. Fortuna che ci sono dei sindacati che sanno stare allo scherzo. Altro che quei musoni comunisti della Fiom. Neanche un po'di spirito, che diamine!
Inutile lamentarsi che poi tutti vogliano trasferirsi in Italia. Pensate l'attrattiva che un Paese come il nostro possa avere sugli stranieri che hanno piacere di vivere nel brivido e nell'incertezza di ogni giorno, dove non esistono limiti all'impossibile. Tanto che qualcuno cerca di adeguarsi. Vedete gli immigrati che hanno occupato per lunghe notti la gru a Brescia, che spinti da un animo avventuroso, si sono arrampicati così in alto per provare un po' di adrenalina. Peccato aver scoperto che la loro adrenalina è tutta spesa nella spasmodica attesa di un permesso di soggiorno. C'è chi si aggrappa sulle gru per fare bungee jumping, e c'è chi lo fa per sopravvivere. A volte è solo una questione di priorità, tutto qui.
Tutto questo è stato il 2010. Ma il 2011, l'anno nuovo cosa ci regalerà. Quali esperienze sensazionali ci lasceranno senza fiato? Operai bacchettati nelle catene di montaggio? La ola durante una seduta parlamentare? Calderoli che impara a leggere? Non lo so con certezza. C'è solo da aspettare 12 mesi e prepararsi ad un altro resoconto. Non provate a fermarvi e a pensare, potreste rimanere delusi. No, ho proprio bisogno di un televisore 3D. Voglio essere al centro dell'azione. Perchè non dovrei godermi una palpata di culo del nostro premier ad un'avvenente hostess di un convegno sulla robiola a Conegliano Veneto con questa nuova tecnologia?
Chiudo con un “buon” proposito. Quest'anno il libro più venduto a Natale è stato “Benvenuti nella mia cucina” della Parodi. Dura battaglia col libro della Clerici e col mattonazzo inutile del maggiordomo. Per il prossimo Natale vi scongiuro, disimparate a leggere, altrimenti è giustificato il taglio dei fondi alla cultura di questo Paese. Ci vogliono ignoranti, e ci stanno riuscendo (se non hanno già portato a termine la loro operazione)!

domenica 19 dicembre 2010

La nascita del fenomeno Cito (Paper per Comunicazione Politica)



Giancarlo Cito, nato a Taranto nel 1945, è una delle figure più particolari e “innovative” della comunicazione politica in Italia.
Fra gli esponenti più importanti dei movimenti di destra tarantini, nel 1985, dopo anni fallimentari nel ramo edilizio, fon­da Antenna Taranto 6, una emittente televisiva locale. Dopo pri­mi mesi di televendite, pubblicità e film in bianco e nero, su At6 nasce la trasmissione Fatti e misfatti di cui è lui stesso il conduttore. Cito, già precedentemente sconfitto alle elezioni del 1975 con la lista “Il ponte”, capisce la situazione di degrado generale di Ta­anto, e che questa fase può essere l'occasione del suo rilancio. Taranto negli anni Ottanta è una città con grossissime problematiche economiche, derivanti dalla crisi del comparto siderurgico Italsider (oggi Ilva), dalle non rosee condizioni degli altri stabilimenti cittadini; per di più, il capoluogo ionico vede l'affermarsi della delinquenza organizzata, sotto l'ala protettrice della camorra napoletana, incontrastata anche dalla turbolenza della politica locale.
La trasmissione Fatti e misfatti nasce in realtà come un conteni­tore dei malumori serpeggianti in città. La struttura della trasmissione è semplice: vengono invitati politici tarantini e si permette al pubblico di intervenire e di interloquire in diretta at­traverso le telefonate. Accanto a Cito, siede il “politologo” della trasmissione che è Gaetano De Cosmo. La fascia oraria coperta dalla trasmissione è quella della seconda serata. Le peculiarità del programma e della comunicazione politica di Cito sono di­verse. La prima è sicuramente l’utilizzo enorme della pubblicità negativa. Mazzoleni riconosce degli aspetti positivi nella pubbli­cità negativa: “è legittimo criticare pubblicamente la condotta di un politico in tema di etica pubblica, di coerenza oppure di “ortodossia” di partito”. Altri autori vedono nella pubblicità ne­gativa un effetto boomerang per l’autore; infatti, se si tratta di “colpi bassi” fatti in assenza di contraddittorio, nel pubblico si può suscitare dei sentimenti di compassione e di difesa. Quest’ultimo non è il caso delle pubblicità negative perpetrate da Giancarlo Cito. Infatti, ad ogni attacco, coincide un aumento dei consensi. Gli obiettivi del futuro sindaco sono sempre particolarmente sensibili, in quanto già al centro di casi o di problemi personali. È una tecnica collaudata di Cito, che verrà utilizzata dallo stesso per l’intera durata della sua carriera politica, e che gli costerà un numero elevato di querele.
La seconda particolarità nella comunicazione politica di Cito nella trasmissione Fatti e Misfatti è il populismo. Con questa af­fermazione si intende la capacità del soggetto dell’analisi di ca­valcare gli umori della cittadinanza e farsi portavoce ed “altoparlante” delle istanze dell’opinione pubblica. Questa è una delle chiavi di lettura per spiegare il successo dell’imprenditore tarantino. Nei periodi difficili del Consiglio Comunale, attacca tutti a testa bassa, definendo la maggioranza un insieme di “ladri e incapaci” e l’opposizione “dorme perché o è incapace o è con­nivente”; questi attacchi ricalcano il pensiero di buona parte della popolazione; agli attacchi verbali, unisce filmati ritraenti le zone più degradate della città; Bianchi afferma
“È pura benzina versata sul fuoco dei telespettatori già esaspe­rati. Tutti i tarantini sono ben consapevoli della sciagurata gestione della macchina comunale: interi quartieri al buio, le strade del centro e della periferia prive di qualunque manuten­zione ordinaria e ormai ridotte a mulattiere , sporcizie e ineffi­cienza come costante quotidiana… così, agli occhi dei tarantini, Cito diviene ben presto il liberatorio fustigatore dei politici “corrotti e inefficienti”, il capopopolo che parla chiaro e senza paura contro i “politici ladri e inefficienti””
Ed è evidente quanto cavalcare l’onda del populismo giovi alla credibilità del personaggio. Durante il programma, per avvalora­re agli occhi dei cittadini le sue posizioni, trasmette le telefonate dei telespettatori che lo elogiano e lo appoggiano nelle sue veementi critiche al sistema politico. Terza particolarità è il linguaggio semplice e popolare. Collegabile al populismo, questo lato della comunicazione di Cito è un’altra delle fonti del successo del geometra. Oltre ad una semplicità eloquente, il linguaggio assume spesso toni violenti e volgari.
Con le elezioni comunali del 1990, Giancarlo Cito riesce ad entrare a far parte del Consiglio, risultando il più votato fra tutti i candidati. Ma è giusto fare un passo indietro e analizzare la campagna elettorale che ha portate a tale risultato.
Nel periodo della campagna elettorale, le apparizioni televi­sive del candidato si intensificano, come aumentano le immagini proiettate del degrado cittadino. Più veementi si fanno, inoltre, gli attacchi ai suoi avversari politici. Inoltre è da segnalare il pri­mo comizio pubblico tenuto in piazza della Vittoria, ed ovvia­mente ripreso da At6. Durante tale “avvenimento” il futuro sindaco non cambia molto il suo atteggiamento rispetto al solito. Riprende gli stessi argomenti e le stesse offensive che tanto suc­cesso gli hanno assicurato col mezzo televisivo. Per di più orga­nizza, nei giorni precedenti il voto, molte proteste clamorose. Una su tutte è “quella contro la sporcizia in città, che si conclude con lo scarico di camionate di immondizia davanti al Municipio”. A luglio dello stesso anno si tiene la prima riunione del Consiglio Comunale: in questa seduta Cito si rende protago­nista di uno dei suoi tanti “colpi ad effetto”: appena arrivato si impossessa della poltrona del Presidente, convinto che sia il più suffragato a presiedere il primo Consiglio; il regolamento vuole, però, che invece del più suffragato ci sia il consigliere più anzia­no. Giancarlo Cito non si lascia convincere da questa norma e, ripreso dalle telecamere della sua televisione, per più di tre ore non ne vuol sapere di abbandonare lo scranno; solo l’intervento dei Vigili riporta la serenità all’interno dell’aula. (http://www.youtube.com/watch?v=c8iaGkHqUN4).
Gli anni precedenti alla sua elezione a sindaco della città di Ta­ranto, sono costellati da altri episodi che danno l'impressione alla cittadinanza come colui che riesce a fare “piazza pulita” dei funzionari inefficienti e immorali di Taranto (i casi Cacciapaglia e Gonzales). Altro passaggio fondamentale nella politica di Cito è il ricorso alla teoria del complotto, che trova massima espres­sione nel 1992, quando l'allora Ministro degli Interni Scotti di­chiara decadute le cariche di Consigliere Comunale e Provincia­le di Cito, poi dopo qualche mese reintegrato. Nel frattempo il tele-tribuno dalla sua At6 parla di subdolo tentativo di eliminare un avversario scomodo. Si arriva così al 1993, dove ci sono le nuove elezioni comunali. E' l'anno del trionfo di Cito, che diventa sindaco di Taranto. L'attacco continuo verso il suo principale avversario sia al primo che al secondo turno, Gaetano Minervini, si snoda su diversi fronti. Minervini viene ad essere accusato di essere “un comunista”, ed in più ateo e abortista. Es­sendo anche appoggiato dai socialisti, appena coinvolti a livello locale, come a livello nazionale, da processi per corruzione e tangenti, è vittima della pubblicità negativa dell'imprenditore ta­rantino, che manda di continuo sulla sua At6 dei filmati di re­pertorio in cui si nota la presenza di Minervini, in qualità di ospite, ad un convegno del Partito Socialista. Grossa rilevanza assume anche il primo faccia a faccia fra i due candidati in tele­visione; le differenze caratteriali fra i due candidati sono notevoli. A trarre vantaggio dal dibattito è Giancarlo Cito, che col suo eloquio veemente e i suoi toni accesi, cattura l’attenzione del telespettatore e lo coinvolge, al contrario di Minervini, più pacato e moderato, che finisce per risultare meno interessante. Dopo avere acquisito le immagini da Studio100, Cito manda ossessivamente in onda sulla sua emittente le riprese del dibattito, proprio come se fosse uno spot elettorale. Il secondo faccia a faccia diventa poi uno scontro fra Cito e il conduttore della trasmissione, che viene interrotta. Nel frattempo, in città, circolano voci sulle particolari abitudini sessuali del candidato della sinistra e, per di più, vengono affissi volantini anonimi che avvalorano le voci di una presunta “omosessualità” di Minervini. Ad alimentare tale manovra ci pensa l’annuncio di Cito, che dichiara di essere in possesso di un “dossier sulla vita privata e le inclinazioni privatissime di Minervini”, da rendere pubblico alla vigilia del ballottaggio. Chiare e sensate sono le reazioni dell’altro candidato, che avvia subito azioni legali. Ecco come Cito utilizza il pettegolezzo da strada per screditare l’avversario. Durante la settimana precedente il ballottaggio, Cito punta tutto sulla sua televisione. Dalle ore 20, ogni sera, trasmette il programma Filo diretto, dove il candidato accoglie decine e decine di telefonate dei suoi sostenitori. Accanto all’editore, c’è il suo futuro vice Pietro Cerullo, col compito di illustrare ai telespettatori il programma elettorale. Le elezioni decretano il successo di Giancarlo Cito. Il candidato è eletto sindaco col 52,6% delle preferenze.

domenica 28 novembre 2010

Il Paese è con me



Frase del Ministro (sob!) della Pubblica Istruzione e dell'Università, Maria Stella Gelmini.
Sinceramente, se vogliamo fare un'analisi delle immagini arrivate dalle varie città, proprio tutta questa condivisione non c'è. Assalto a Palazzo Madama, occupazione della Torre di Pisa e del Colosseo ed altre gesta eclatanti che fanno di questa protesta un motivo di grande orgoglio e di grande speranza.
Farebbe ridere a crepapelle pensare a manifestazioni pro-Gelmini. I suoi fan cosa potrebbero fare? Occupare il Billionaire o l'Hollywood, sorseggiando un bel Mojito? Beh si, sicuramente stili e pensieri di Paese futuribile diversi. Da una parte bimbetti fighetti o aspiranti tali che si accalcano per un autografo di Corona o per una foto con l'ultima uscita del Grande Fratello, dall'altra un'Italia di studenti e giovani ricercatori che lotta per il proprio futuro. Chiaro, non pensare costa poco, quasi nulla. Limitarsi a parlare di discoteca, di ragazzi/e e dell'ultimo pezzo del mio “amato” David Guetta, come si sa, non aiuta la vitalità dei neuroni.
E' forse questo il Paese che Maria Stella citava? Questo Paese è con lei. Ma, probabilmente, anche l'Italia delle scuole private è con lei. Stanziati, quasi raddoppiati, i finanziamenti; ci si prepara a recuperare il sostegno della Chiesa Cattolica, che come ben si sa, possiede la stragrande maggioranza degli istituti scolastici ed universitari non pubblici. E le Università statali? E le scuole??? C'è crisi economica, dobbiamo risparmiare. Tagliamo il pubblico e diamo al privato, che povero come è, di certo non riesce a reggere all'impatto del mercato. La Chiesa, vessata dalle tasse inique e pesanti che lo Stato italiano ogni giorno le impone (l'Ici ad esempio, o forse no), ha bisogno di questi finanziamenti raddoppiati. Tutto questo è ridicolo, come è ridicolo vedere la colletta alimentare organizzata questo sabato dalla Compagnia delle Opere, braccio armato ed economico di Comunione e Liberazione. Come già detto ad un mio caro amico focolarino, è come se gli Stati Uniti chiedessero soldi all'Uganda per aiutare il Botswana.
E' l'Italia in cui il più grande partito di “sinistra”, e quindi quello che “dovrebbe” essere più vicino agli operai, vorrebbe puntare su Montezemolo per riconquistare il governo del Paese. Come se in una partita di calcio una squadra decidesse di mettere in porta il centravanti avversario. Ma potreste mai immaginare voi Berlinguer o Togliatti che chiedono ad uno della famiglia Agnelli di candidarsi per il Pci?
Risulta sempre più inequivocabile la svolta populista che il nostro Paese sta prendendo. A sinistra, come si è visto, non si sa più a chi affidarsi e si facilita la nascita di mostri dall'applauso e dalla fascinazione facile, che ci indorano la pillola ma che dei principi economici e sociali della nostra cultura non sanno che farsene. Sembriamo allo sbando, quasi incapaci di reagire, sotto la neve infreddoliti ed agonizzanti. Ma poi accendi la tv, vedi le immagini degli studenti in rivolta, e la speranza si riaccende. La rabbia sopita, poi, ci pensa anche un semplice Fede qualunque a risvegliarla. Emilio, my lovely and sweet Emilio, il Paese pian piano pare ridestarsi dal letargo in cui tu e i tuoi colleghi fidi lacchè l'avete sprofondato. Non ci saranno mazzate che tengano. Non ci saranno cariche che possano fermare questi sentimenti. Costernati, caro mio, ma prima o poi doveva finire.

mercoledì 17 novembre 2010

Azzicc u nonn o awant u nonn (manovre di sostegno per personaggi traballanti)




C'è un modo di dire proveniente da una barzelletta arcinota nelle terre tarentine, che bene si va ad innestare nell'attuale situazione pericolante italiana. “Azzicc u nonn” o “awant u nonn” sta ad indicare un aiuto dato ad una persona con evidenti difficoltà motorie e che è nell'atto di cadere.
Bene..forse ci siamo. La Love Boat targata Mediaset affonda. Il nonno sta per cadere. E proprio di awantarlo (trad. prenderlo), non ne abbiamo nessuna voglia. Il Partito dell'Amore vede perdersi in un fuggi fuggi generale i vicecomandanti, i sottotenenti, i mozzi e i lacchè che tanto avevano fatto e dato per la causa berlusconiana. Il nonno ha perso i sostegni.
Strenui rimangono, al suo fianco, le più fedeli badanti (italiche o padane badanti), sicure che prima o poi tutto tornerà come prima.
Fini, Taormina, Guzzanti e persino Feltri ci fanno capire che quello che è stato il traino della Destra italiana, è diventato una zavorra. Bossi e i suoi adepti, contenti dell'accaduto, attendono, “dietro il cespuglio”, l'evolversi della situazione e si preparano alla nuova tornata elettorale. La “sinistra”, incapace di opporsi negli anni dell'ultimo governo Berlusconi, pare ancora incredula per quello che accade. La politica dell'opposizione blanda, al limite del comatoso, ha pagato. Stesso risultato, però, non si è visto alle primarie di Milano. La politica democraticamente asfittica ha perso nuovamente anche in terra lombarda, terra da anni luce ormai nelle mani lerce della destra dei De Corato, dei Salvini e dei Formigoni.
Per di più Fini, d'improvviso, mi diventa un rivoluzionario e un anticlericale, un antirazzista e un progressista. Proprio come se la legge Bossi-Fini fosse opera di Fini, quello dei tortellini, mica sua. Proprio come se gli agguati agli omosessuali non fossero opera di fascisti. Poi i futuristi, così li chiamano ora, già hanno un nome che è tutto un programma. Bocchino e Granata non mi sembrano proprio dei novelli Marinetti e Depero.
E si apre l'idea del terzo polo. Il terzo polo, Casini, Rutelli e Fini. L'uomo per l'incentivo alle famiglie sempre e comunque (ne ha due, è normale che spinga così tanto); l'uomo la mascella (capace di perdere a Roma dopo trecentomila anni di governo della sinistra, e capace di maturare così tanto da trasformarsi da radicale convinto a cattolico con cilicio) e il fascista di sinistra (o il comunista naziskin, citando una canzone dei Bellicosi). La coerenza al potere. Terrorizza la sola idea. E ancora di più spaventa l'idea di Montezemolo, candidato premier. Come se già gli operai non l'avessero presa abbastanza nel fondoschiena. A questo punto, senza convocarci alle urne, al prossimo convegno di Confindustria a Capri o a Porto Cervo (si sa, i nostri imprenditori soffrono la crisi) fatelo eleggere direttamente a loro il presidente del consiglio. Fategli scegliere le leggi, fategli detassare tutto il detassabile, fategli togliere l'Ici sull'ottava casa e sul trentesimo yacht, diamogli gli incentivi, permettiamogli di decidere i contratti senza consultarsi coi sindacati, e per chi fa la pipì durante l'ore di lavoro, detrazione dalla busta paga!
Bene signori, se questa è la destra presentabile, vi prego lasciatemi cadere e non gridate AZZICC U NONN!

sabato 13 novembre 2010

Intervento durante il Congresso della Federazione della Sinistra



Vi riporto quasi fedelmente le parole dette al congresso di Como della Federazione della Sinistra

Compagne e compagni, buonasera. Mi presento, io sono Andrea, ho 26 anni e sono comunista. In una società in cui il termine comunista assume sempre più una accezione dispregiativa e derisoria, sembra una scelta coraggiosa definirsi tali. Badate bene, ho detto comunista. Credo che, poco importi sapere se sono di Rifondazione, dei Comunisti Italiani, di Socialismo 2000. C'è bisogno di unità compagni. Unità nelle lotte, nelle scelte e nelle azioni. Tutto in un sentimento di uguaglianza, di comunione di intenti, di un uso dello strumento-partito come collante dove ogni compagno possa pesare ugualmente nelle decisioni, così che ognuno di noi possa sentirsi fiero di poter dire: io sono comunista, io sono della Federazione della Sinistra.
Il mio intervento, in realtà, si centra su un problema comunicativo che oggettivamente noi abbiamo. Lo faccio con cognizione di causa. In primis, perché militante ormai da una decina di anni. Successivamente perchè il mio impegno accademico-universitario nel corso di laurea in Comunicazione politica, mi ha fatto capire quanto è importante il come spieghiamo alla gente le nostre lotte, ma soprattutto le nostre ragioni.
Compagni, in una società mediale come è quella attuale, nella quale tutto è filtrato da mezzi di comunicazione, nella quale il contatto visivo e fisico fra esseri umani è ormai ridotto all'osso, in una società in cui il concetto di piazza ha avuto un lento e progressivo declino rimpiazzato dai talk show, un modo di far politica ancorato ai vecchi standard comunicativi perde tutta la sua forza. Mi spiego: ad esempio, ai compagni giovani con cui mi trovo a lavorare, cerco di far capire, sempre, l'importanza dell'immagine e del titolo di impatto di un volantino. Un volantino fitto di informazioni verrà cestinato, proprio perchè la frenesia dell'uomo del terzo millennio non prevede quell'attimo che serve per leggere e capire quelle informazioni. Lo spazio dato alle informazioni, quindi, diventa selettivo ed è chiaramente l'immagine a colpire l'attenzione del cittadino-elettore. Chiaro, non sto dicendo di riproporre la copertina di Panorama, non è nelle mie intenzioni. Fa specie, e ve lo dico con tutta onestà, che i più restii al cambiamento comunicativo siano proprio i compagni più giovani, i compagni che più facilmente dovrebbero ricevere i cambiamenti della nostra società. Spiego loro, allora, che non è necessario impoverire il proprio linguaggio e la propria cultura politica per far comprendere agli altri il proprio messaggio. Dico loro che si può e si deve cambiare modo di dire le cose, senza aver paura di risultare meno brillanti o meno preparati. Siamo nell'era di Facebook, del cellulare che fa anche il caffè; siamo in un'era in cui si rischia di essere schiacciati fra la sinistra borghese e radical chic e i comunisti avventisti delle formazioni volontariamente extraparlamentari. Compagni, bisogna cambiare e per cambiare non c'è bisogno di essere poeti!

sabato 30 ottobre 2010

Neoqualunquismi e forme d'arte simili



A volte mi chiedo perchè devo essere partecipe, volutamente silenzioso, di discussioni d'arte oratoria, in cui uno ha il mio completo appoggio e l'altro si arrocca in maniera feudale su posizioni evidentemente precostituite.
Oggi è un giorno come gli altri. Raggiungo i miei compagni in università, ed eccoli discutere, al solito loro, con una ragazza (e mi stupisco della quantità di gente che conoscono). Si parla delle annose questioni che “attanagliano” le vite di un comunista oggigiorno: e la Cina, e Cuba, e “il mondo è cambiato”, e “non ci sono più le mezze stagioni”, “un giorno capiranno”, “e in Unione Sovietica si stava peggio”, etc, etc, etc. Il mio, come al solito, diventa un ascolto passivo; dopo anni di accesi dibattiti con la gente più disparata, hai smesso di aver voglia di scontrarti col mondo intero, quando ormai la bolla demoniaca di comunista ti si è cucita addosso, perciò tutto quello che dirai sarà contro il buon senso e contro il bene comune.
E' frustrante, sapete. I miei compagni hanno ancora la forza di cercare di fare ragionare le persone, di starci anche un paio di ore. Io non più. Se poi incontro quelli che si sentono più comunisti di te, perchè ahimè ci sono, la musica cambia ma tu sarai sempre un “social-democratico borghese, che gioca a fare il comunista”, come gli hanno insegnato a dire in qualche chiesa avventista/internazionalista.
Non è di certo un gettare la spugna il mio; è ben altro. Nella mia assenza di spirito di confronto con chi fa della frase fatta e qualunquista il suo credo, o che fa del suo essere superiore atto di discredito, non si nasconde un arrendersi aprioristico. E' il voler evitare di essere cattivi o come suggerivo oggi il non voler dire “Ti va bene così la società? E allora muori capitalista e precaria!”. Come fai a spiegare a queste persone che non vedono oltre il proprio naso che il padrone non vorrà mai rinunciare a fare maggiore profitto e che poco si interessa dei “suoi” dipendenti. Che il padrone ama delocalizzare non perchè vuol portare lavoro in quei Paesi sfortunati, ma perchè in Polonia, in Romania e in un qualsiasi paese dell'Est Europa paga la forza lavoro meno della metà che in Italia? Il capitalista cosa propone allora? Ribassatevi il salario, lavorate di più e rinunciate ai vostri diritti elementari (Marchionne docet), così potete essere competitivi con questi Paesi. Una logica normale prevederebbe che si aumentassero gli stipendi degli operai dell'Est, invece di abbassare i nostri. Una Unione Europea, così “attenta” alla sorte economica dei suoi cittadini, dovrebbe garantire pari dignità e diritti a tutti gli operai del continente. Invece cosa fa? Permette semplificazioni enormi a chi sceglie di delocalizzare le proprie aziende.
Da una parte il lavoratore del secondario soffre le delocalizzazioni, dall'altra parte l'operante nel terziario non se la vede molto meglio, costretto come è ad accontentarsi di lavori a progetto, o a chiamata, e altre stronzate simili che solo Confindustria poteva partorire.
Ma secondo voi la CLASSE operaia (c'è chi mette in discussione il concetto di classe, senza accorgersi che basta aprire il suo portafoglio per vedere quanto sia giusto parlare di questo nel terzo millennio) si rende conto? Assolutamente no, se una cosa non la tocca si preferisce stare tranquilli. E si ritorna al solito discorso dell'assopimento. Mentre qui i capitalisti gestiscono le nostre vite a loro profitto, siamo tutti a parlare del monolocale di Montecarlo, dell'omicidio di Sarah Scazzi e del caso di Ruby (fa molto ridere questo nome accostato a quello di Silvio Berlusconi; a volte è il destino che ci si mette). Accendete il vostro televisore 3d, collegate la vostra Playstation3 e divertitevi. Lì fuori è un mondo per grandi!

martedì 19 ottobre 2010

A come atrocità...ritratti di un'Italia violenta


“Babbari” parafrasando uno dei più inquietanti e stravaganti personaggi di Diego Abatantuono. Ecco cosa mi viene in mente pensando all'ondata di violenza che questo mese di ottobre ha portato nelle case degli italiani.
Violenza pura, truculenta e quanto mai ingiustificata. Orde di assatanati che picchiano selvaggiamente un tassista a Milano; giovane che uccide con un pugno una donna a Roma per un biglietto della metro (se fosse stato rumeno o ecuadoregno, non avrei potuto fare a meno di inquinare i miei occhi con le fiaccolate anti-immigrazione della Lega Nord e di Forza Nuova); famiglia avetranese che ammazza una ragazzina.
Un Paese, il nostro, in preda al più spregiudicato Far West. Esecuzioni sommarie da film di John Ford, ghigliottine, impiccagioni e quant'altro...ecco le proposte di pena esemplare avanzate in questi giorni a furor di popolo sul maggiore social network mondiale. Furibondi con tutto e tutti. Le più recondite ansie e brutalità dell'animo umano che prendono il sopravvento sulla ragione e il buon senso. Ma chi e cosa ha portato a questo grado di esasperazione e di odio sociale?
Quanto è possibile ricollegare questo imbarbarimento alla dilagante ignoranza mista al mero individualismo che impera in questa società? Si, siamo sempre più ignoranti e sempre più egoisti. Non voglio e non posso immaginare che è questo il mondo che lascerò a mio figlio. Lotto e lotterò sempre perchè lui possa vivere in una società giusta e civile, non in questo coacervo di invasati sostenitori della legge del taglione. A scuola, ricordo, mi hanno insegnato che la società dell'uomo è ormai destinata ad una continua evoluzione, ad un progresso non solo tecnologico, ma anche sociale e culturale. Questi ultimi tipi di avanzamento, però, siamo sinceri, non corrispondono alla realtà. Non è che un I-Pad o un wi-fi dovunque, possono servire a chi fa, della giustizia e della solidarietà, un discorso da uomo di Neanderthal. “Wilma, la clava” direbbe Fred Flinstone!
Non posso nascondere che una spiegazione a tutto questo me la sia data. Questo continuo attacco nei confronti della giustizia italiana ha infettato la maggioranza di italiani, che non ha più fiducia in chi è delegato a scegliere quali pene siano le più giuste per chi commette reati. Ed allora si dia il via alle manifestazioni forcaiole in piazza o nel web. O si dia il via alla giustizia fai da te. O ci si prenda a cazzotti perchè c'è chi non rispetta la fila. Rimpiango il buon uso della parola e della dialettica, utilizzate per dissipare a volte rancori volanti. L'insulto “bonario” o la battuta velenosa sono stati chiusi in soffitta e al loro posto sono arrivati i coltelli e i pugni.
Per concludere, sottolineo quale paura ho per le sorti della giustizia italiana. Ho timore che in un futuro non tanto prossimo, la pena per un uomo reo sarà televotata con un sms al 440230 (servizio in abbonamento). Spero solo che, quando tutto questo sarà realtà, siano aperte le stazioni di rifugio lunare ed io potrò scappare lì, lottando perchè “Un'altra luna è possibile”!