domenica 28 novembre 2010

Il Paese è con me



Frase del Ministro (sob!) della Pubblica Istruzione e dell'Università, Maria Stella Gelmini.
Sinceramente, se vogliamo fare un'analisi delle immagini arrivate dalle varie città, proprio tutta questa condivisione non c'è. Assalto a Palazzo Madama, occupazione della Torre di Pisa e del Colosseo ed altre gesta eclatanti che fanno di questa protesta un motivo di grande orgoglio e di grande speranza.
Farebbe ridere a crepapelle pensare a manifestazioni pro-Gelmini. I suoi fan cosa potrebbero fare? Occupare il Billionaire o l'Hollywood, sorseggiando un bel Mojito? Beh si, sicuramente stili e pensieri di Paese futuribile diversi. Da una parte bimbetti fighetti o aspiranti tali che si accalcano per un autografo di Corona o per una foto con l'ultima uscita del Grande Fratello, dall'altra un'Italia di studenti e giovani ricercatori che lotta per il proprio futuro. Chiaro, non pensare costa poco, quasi nulla. Limitarsi a parlare di discoteca, di ragazzi/e e dell'ultimo pezzo del mio “amato” David Guetta, come si sa, non aiuta la vitalità dei neuroni.
E' forse questo il Paese che Maria Stella citava? Questo Paese è con lei. Ma, probabilmente, anche l'Italia delle scuole private è con lei. Stanziati, quasi raddoppiati, i finanziamenti; ci si prepara a recuperare il sostegno della Chiesa Cattolica, che come ben si sa, possiede la stragrande maggioranza degli istituti scolastici ed universitari non pubblici. E le Università statali? E le scuole??? C'è crisi economica, dobbiamo risparmiare. Tagliamo il pubblico e diamo al privato, che povero come è, di certo non riesce a reggere all'impatto del mercato. La Chiesa, vessata dalle tasse inique e pesanti che lo Stato italiano ogni giorno le impone (l'Ici ad esempio, o forse no), ha bisogno di questi finanziamenti raddoppiati. Tutto questo è ridicolo, come è ridicolo vedere la colletta alimentare organizzata questo sabato dalla Compagnia delle Opere, braccio armato ed economico di Comunione e Liberazione. Come già detto ad un mio caro amico focolarino, è come se gli Stati Uniti chiedessero soldi all'Uganda per aiutare il Botswana.
E' l'Italia in cui il più grande partito di “sinistra”, e quindi quello che “dovrebbe” essere più vicino agli operai, vorrebbe puntare su Montezemolo per riconquistare il governo del Paese. Come se in una partita di calcio una squadra decidesse di mettere in porta il centravanti avversario. Ma potreste mai immaginare voi Berlinguer o Togliatti che chiedono ad uno della famiglia Agnelli di candidarsi per il Pci?
Risulta sempre più inequivocabile la svolta populista che il nostro Paese sta prendendo. A sinistra, come si è visto, non si sa più a chi affidarsi e si facilita la nascita di mostri dall'applauso e dalla fascinazione facile, che ci indorano la pillola ma che dei principi economici e sociali della nostra cultura non sanno che farsene. Sembriamo allo sbando, quasi incapaci di reagire, sotto la neve infreddoliti ed agonizzanti. Ma poi accendi la tv, vedi le immagini degli studenti in rivolta, e la speranza si riaccende. La rabbia sopita, poi, ci pensa anche un semplice Fede qualunque a risvegliarla. Emilio, my lovely and sweet Emilio, il Paese pian piano pare ridestarsi dal letargo in cui tu e i tuoi colleghi fidi lacchè l'avete sprofondato. Non ci saranno mazzate che tengano. Non ci saranno cariche che possano fermare questi sentimenti. Costernati, caro mio, ma prima o poi doveva finire.

mercoledì 17 novembre 2010

Azzicc u nonn o awant u nonn (manovre di sostegno per personaggi traballanti)




C'è un modo di dire proveniente da una barzelletta arcinota nelle terre tarentine, che bene si va ad innestare nell'attuale situazione pericolante italiana. “Azzicc u nonn” o “awant u nonn” sta ad indicare un aiuto dato ad una persona con evidenti difficoltà motorie e che è nell'atto di cadere.
Bene..forse ci siamo. La Love Boat targata Mediaset affonda. Il nonno sta per cadere. E proprio di awantarlo (trad. prenderlo), non ne abbiamo nessuna voglia. Il Partito dell'Amore vede perdersi in un fuggi fuggi generale i vicecomandanti, i sottotenenti, i mozzi e i lacchè che tanto avevano fatto e dato per la causa berlusconiana. Il nonno ha perso i sostegni.
Strenui rimangono, al suo fianco, le più fedeli badanti (italiche o padane badanti), sicure che prima o poi tutto tornerà come prima.
Fini, Taormina, Guzzanti e persino Feltri ci fanno capire che quello che è stato il traino della Destra italiana, è diventato una zavorra. Bossi e i suoi adepti, contenti dell'accaduto, attendono, “dietro il cespuglio”, l'evolversi della situazione e si preparano alla nuova tornata elettorale. La “sinistra”, incapace di opporsi negli anni dell'ultimo governo Berlusconi, pare ancora incredula per quello che accade. La politica dell'opposizione blanda, al limite del comatoso, ha pagato. Stesso risultato, però, non si è visto alle primarie di Milano. La politica democraticamente asfittica ha perso nuovamente anche in terra lombarda, terra da anni luce ormai nelle mani lerce della destra dei De Corato, dei Salvini e dei Formigoni.
Per di più Fini, d'improvviso, mi diventa un rivoluzionario e un anticlericale, un antirazzista e un progressista. Proprio come se la legge Bossi-Fini fosse opera di Fini, quello dei tortellini, mica sua. Proprio come se gli agguati agli omosessuali non fossero opera di fascisti. Poi i futuristi, così li chiamano ora, già hanno un nome che è tutto un programma. Bocchino e Granata non mi sembrano proprio dei novelli Marinetti e Depero.
E si apre l'idea del terzo polo. Il terzo polo, Casini, Rutelli e Fini. L'uomo per l'incentivo alle famiglie sempre e comunque (ne ha due, è normale che spinga così tanto); l'uomo la mascella (capace di perdere a Roma dopo trecentomila anni di governo della sinistra, e capace di maturare così tanto da trasformarsi da radicale convinto a cattolico con cilicio) e il fascista di sinistra (o il comunista naziskin, citando una canzone dei Bellicosi). La coerenza al potere. Terrorizza la sola idea. E ancora di più spaventa l'idea di Montezemolo, candidato premier. Come se già gli operai non l'avessero presa abbastanza nel fondoschiena. A questo punto, senza convocarci alle urne, al prossimo convegno di Confindustria a Capri o a Porto Cervo (si sa, i nostri imprenditori soffrono la crisi) fatelo eleggere direttamente a loro il presidente del consiglio. Fategli scegliere le leggi, fategli detassare tutto il detassabile, fategli togliere l'Ici sull'ottava casa e sul trentesimo yacht, diamogli gli incentivi, permettiamogli di decidere i contratti senza consultarsi coi sindacati, e per chi fa la pipì durante l'ore di lavoro, detrazione dalla busta paga!
Bene signori, se questa è la destra presentabile, vi prego lasciatemi cadere e non gridate AZZICC U NONN!

sabato 13 novembre 2010

Intervento durante il Congresso della Federazione della Sinistra



Vi riporto quasi fedelmente le parole dette al congresso di Como della Federazione della Sinistra

Compagne e compagni, buonasera. Mi presento, io sono Andrea, ho 26 anni e sono comunista. In una società in cui il termine comunista assume sempre più una accezione dispregiativa e derisoria, sembra una scelta coraggiosa definirsi tali. Badate bene, ho detto comunista. Credo che, poco importi sapere se sono di Rifondazione, dei Comunisti Italiani, di Socialismo 2000. C'è bisogno di unità compagni. Unità nelle lotte, nelle scelte e nelle azioni. Tutto in un sentimento di uguaglianza, di comunione di intenti, di un uso dello strumento-partito come collante dove ogni compagno possa pesare ugualmente nelle decisioni, così che ognuno di noi possa sentirsi fiero di poter dire: io sono comunista, io sono della Federazione della Sinistra.
Il mio intervento, in realtà, si centra su un problema comunicativo che oggettivamente noi abbiamo. Lo faccio con cognizione di causa. In primis, perché militante ormai da una decina di anni. Successivamente perchè il mio impegno accademico-universitario nel corso di laurea in Comunicazione politica, mi ha fatto capire quanto è importante il come spieghiamo alla gente le nostre lotte, ma soprattutto le nostre ragioni.
Compagni, in una società mediale come è quella attuale, nella quale tutto è filtrato da mezzi di comunicazione, nella quale il contatto visivo e fisico fra esseri umani è ormai ridotto all'osso, in una società in cui il concetto di piazza ha avuto un lento e progressivo declino rimpiazzato dai talk show, un modo di far politica ancorato ai vecchi standard comunicativi perde tutta la sua forza. Mi spiego: ad esempio, ai compagni giovani con cui mi trovo a lavorare, cerco di far capire, sempre, l'importanza dell'immagine e del titolo di impatto di un volantino. Un volantino fitto di informazioni verrà cestinato, proprio perchè la frenesia dell'uomo del terzo millennio non prevede quell'attimo che serve per leggere e capire quelle informazioni. Lo spazio dato alle informazioni, quindi, diventa selettivo ed è chiaramente l'immagine a colpire l'attenzione del cittadino-elettore. Chiaro, non sto dicendo di riproporre la copertina di Panorama, non è nelle mie intenzioni. Fa specie, e ve lo dico con tutta onestà, che i più restii al cambiamento comunicativo siano proprio i compagni più giovani, i compagni che più facilmente dovrebbero ricevere i cambiamenti della nostra società. Spiego loro, allora, che non è necessario impoverire il proprio linguaggio e la propria cultura politica per far comprendere agli altri il proprio messaggio. Dico loro che si può e si deve cambiare modo di dire le cose, senza aver paura di risultare meno brillanti o meno preparati. Siamo nell'era di Facebook, del cellulare che fa anche il caffè; siamo in un'era in cui si rischia di essere schiacciati fra la sinistra borghese e radical chic e i comunisti avventisti delle formazioni volontariamente extraparlamentari. Compagni, bisogna cambiare e per cambiare non c'è bisogno di essere poeti!

sabato 30 ottobre 2010

Neoqualunquismi e forme d'arte simili



A volte mi chiedo perchè devo essere partecipe, volutamente silenzioso, di discussioni d'arte oratoria, in cui uno ha il mio completo appoggio e l'altro si arrocca in maniera feudale su posizioni evidentemente precostituite.
Oggi è un giorno come gli altri. Raggiungo i miei compagni in università, ed eccoli discutere, al solito loro, con una ragazza (e mi stupisco della quantità di gente che conoscono). Si parla delle annose questioni che “attanagliano” le vite di un comunista oggigiorno: e la Cina, e Cuba, e “il mondo è cambiato”, e “non ci sono più le mezze stagioni”, “un giorno capiranno”, “e in Unione Sovietica si stava peggio”, etc, etc, etc. Il mio, come al solito, diventa un ascolto passivo; dopo anni di accesi dibattiti con la gente più disparata, hai smesso di aver voglia di scontrarti col mondo intero, quando ormai la bolla demoniaca di comunista ti si è cucita addosso, perciò tutto quello che dirai sarà contro il buon senso e contro il bene comune.
E' frustrante, sapete. I miei compagni hanno ancora la forza di cercare di fare ragionare le persone, di starci anche un paio di ore. Io non più. Se poi incontro quelli che si sentono più comunisti di te, perchè ahimè ci sono, la musica cambia ma tu sarai sempre un “social-democratico borghese, che gioca a fare il comunista”, come gli hanno insegnato a dire in qualche chiesa avventista/internazionalista.
Non è di certo un gettare la spugna il mio; è ben altro. Nella mia assenza di spirito di confronto con chi fa della frase fatta e qualunquista il suo credo, o che fa del suo essere superiore atto di discredito, non si nasconde un arrendersi aprioristico. E' il voler evitare di essere cattivi o come suggerivo oggi il non voler dire “Ti va bene così la società? E allora muori capitalista e precaria!”. Come fai a spiegare a queste persone che non vedono oltre il proprio naso che il padrone non vorrà mai rinunciare a fare maggiore profitto e che poco si interessa dei “suoi” dipendenti. Che il padrone ama delocalizzare non perchè vuol portare lavoro in quei Paesi sfortunati, ma perchè in Polonia, in Romania e in un qualsiasi paese dell'Est Europa paga la forza lavoro meno della metà che in Italia? Il capitalista cosa propone allora? Ribassatevi il salario, lavorate di più e rinunciate ai vostri diritti elementari (Marchionne docet), così potete essere competitivi con questi Paesi. Una logica normale prevederebbe che si aumentassero gli stipendi degli operai dell'Est, invece di abbassare i nostri. Una Unione Europea, così “attenta” alla sorte economica dei suoi cittadini, dovrebbe garantire pari dignità e diritti a tutti gli operai del continente. Invece cosa fa? Permette semplificazioni enormi a chi sceglie di delocalizzare le proprie aziende.
Da una parte il lavoratore del secondario soffre le delocalizzazioni, dall'altra parte l'operante nel terziario non se la vede molto meglio, costretto come è ad accontentarsi di lavori a progetto, o a chiamata, e altre stronzate simili che solo Confindustria poteva partorire.
Ma secondo voi la CLASSE operaia (c'è chi mette in discussione il concetto di classe, senza accorgersi che basta aprire il suo portafoglio per vedere quanto sia giusto parlare di questo nel terzo millennio) si rende conto? Assolutamente no, se una cosa non la tocca si preferisce stare tranquilli. E si ritorna al solito discorso dell'assopimento. Mentre qui i capitalisti gestiscono le nostre vite a loro profitto, siamo tutti a parlare del monolocale di Montecarlo, dell'omicidio di Sarah Scazzi e del caso di Ruby (fa molto ridere questo nome accostato a quello di Silvio Berlusconi; a volte è il destino che ci si mette). Accendete il vostro televisore 3d, collegate la vostra Playstation3 e divertitevi. Lì fuori è un mondo per grandi!

martedì 19 ottobre 2010

A come atrocità...ritratti di un'Italia violenta


“Babbari” parafrasando uno dei più inquietanti e stravaganti personaggi di Diego Abatantuono. Ecco cosa mi viene in mente pensando all'ondata di violenza che questo mese di ottobre ha portato nelle case degli italiani.
Violenza pura, truculenta e quanto mai ingiustificata. Orde di assatanati che picchiano selvaggiamente un tassista a Milano; giovane che uccide con un pugno una donna a Roma per un biglietto della metro (se fosse stato rumeno o ecuadoregno, non avrei potuto fare a meno di inquinare i miei occhi con le fiaccolate anti-immigrazione della Lega Nord e di Forza Nuova); famiglia avetranese che ammazza una ragazzina.
Un Paese, il nostro, in preda al più spregiudicato Far West. Esecuzioni sommarie da film di John Ford, ghigliottine, impiccagioni e quant'altro...ecco le proposte di pena esemplare avanzate in questi giorni a furor di popolo sul maggiore social network mondiale. Furibondi con tutto e tutti. Le più recondite ansie e brutalità dell'animo umano che prendono il sopravvento sulla ragione e il buon senso. Ma chi e cosa ha portato a questo grado di esasperazione e di odio sociale?
Quanto è possibile ricollegare questo imbarbarimento alla dilagante ignoranza mista al mero individualismo che impera in questa società? Si, siamo sempre più ignoranti e sempre più egoisti. Non voglio e non posso immaginare che è questo il mondo che lascerò a mio figlio. Lotto e lotterò sempre perchè lui possa vivere in una società giusta e civile, non in questo coacervo di invasati sostenitori della legge del taglione. A scuola, ricordo, mi hanno insegnato che la società dell'uomo è ormai destinata ad una continua evoluzione, ad un progresso non solo tecnologico, ma anche sociale e culturale. Questi ultimi tipi di avanzamento, però, siamo sinceri, non corrispondono alla realtà. Non è che un I-Pad o un wi-fi dovunque, possono servire a chi fa, della giustizia e della solidarietà, un discorso da uomo di Neanderthal. “Wilma, la clava” direbbe Fred Flinstone!
Non posso nascondere che una spiegazione a tutto questo me la sia data. Questo continuo attacco nei confronti della giustizia italiana ha infettato la maggioranza di italiani, che non ha più fiducia in chi è delegato a scegliere quali pene siano le più giuste per chi commette reati. Ed allora si dia il via alle manifestazioni forcaiole in piazza o nel web. O si dia il via alla giustizia fai da te. O ci si prenda a cazzotti perchè c'è chi non rispetta la fila. Rimpiango il buon uso della parola e della dialettica, utilizzate per dissipare a volte rancori volanti. L'insulto “bonario” o la battuta velenosa sono stati chiusi in soffitta e al loro posto sono arrivati i coltelli e i pugni.
Per concludere, sottolineo quale paura ho per le sorti della giustizia italiana. Ho timore che in un futuro non tanto prossimo, la pena per un uomo reo sarà televotata con un sms al 440230 (servizio in abbonamento). Spero solo che, quando tutto questo sarà realtà, siano aperte le stazioni di rifugio lunare ed io potrò scappare lì, lottando perchè “Un'altra luna è possibile”!

domenica 3 ottobre 2010

Anni a piombini




“Pago per le mie idee”. Maurizio Belpietro, direttore del quotidiano Libero (ahahahah), commenta così la notizia del tentativo di attentato che ha subito tra il 29 e il 30 settembre.
I telegiornali e i quotidiani, i politici e gli altri personaggi circensi che circolano liberamente nei palazzi del potere di Italiaset, si affrettano ad azzardare il ritorno agli anni di piombo.
Credo sia profondamente ridicolo cercare parallelismi con quell'epoca. A rischiare e perdere la vita erano veri giornalisti e vere personalità, non esseri come la ipotizzata vittima.
Nelle ultime ore, però, si fanno avanti nuovi ed interessanti sviluppi della vicenda. Sta emergendo, infatti, e sempre più inequivocabilmente, che è tutta una balla. Ad essere additato dell'invenzione è proprio il capo della scorta di Belpietro (ci sarebbe molto da dire sull'assegnazione di scorte a certi personaggi come il direttore di Libero e come il “senatore” Marcello Dell'Utri). Questo tutore dell'ordine pare sia stato inventore già in passato di finti attentati come all'ex capo del Pool Mani Pulite Gerardo D'Ambrosio. Incredibile davvero la storia condita da pistole che si inceppano, inseguimenti sulle scale e dalla sparizione ectoplasmatica del probabile terrorista assassino di Belpietro.
Ridicolo, tutto questo è ridicolo. Sono continuamente alla ricerca di martiri, quelli dell'intelligence berlusconiana. Schifani, Dell'Utri e il giornalista sono tutte vittime dell'odio scatenato dalla sinistra. Non poniamo quindi l'accento sugli articolo del direttore di Libero che, a piè sospinto, come il suo omologo del Giornale Vittorio Feltri, aprono spesso le loro testate con titoli altisonanti e non certo carichi di buone intenzioni. (uno su tutti, da ricordarsi, è il titolo il giorno dopo l'assalto delle truppe israeliane alla flotta di aiuti umanitari diretti in Palestina, “Israele ha fatto bene”).
La servitù in Italia, come nel mondo civilizzato, è un retaggio del passato, una cosa più che superata. La prostituzione intellettuale, però, è ancora più grave, ed il buon Belpietro ne è il simbolo più accecante. Chiudo questo pezzo modificando un po' le sue parole di commento all'improbabile attacco terroristico subito giorni fa. Carissimo Maurizio dovresti dire: “Pagato per le mie idee”. Di sicuro suonerebbe meglio, e più consono alla realtà e alla verità, parole delle quali, purtroppo, non ricordi più il significato.

domenica 19 settembre 2010

Simbolismi alpini



"Il palazzo è un simbolo, come lo è l'atto di
distruggerlo. Sono gli uomini che
conferiscono potere ai simboli. Da solo un
simbolo è privo di significato, ma con un
bel numero di persone alle spalle fare
saltare un palazzo può cambiare il mondo." V per Vendetta

Iniziare il mio nuovo pezzo con questa frase è una dedica alla mia fidanzata, che proprio con questa frase chiude la presentazione della sua tesi di laurea. Brava amore...

Ebbene sì, parliamo di simboli. Adro 2010 come l'italica Roma del Ventennio e la ariana Berlino nazista. Argomento ostico quello dei simboli e dei segni. La mia carriera universitaria è tutta una semiotica, ho i brividi al solo pensiero. Ore ed ore di sonno perse, perchè realmente non ci si capiva e non ci si capisce una mazza. (ovviamente non mi pongo nemmeno lontanamente con i dottori o gli ingegneri che leggeranno questo pezzo).
In Italia i simboli sono importanti. Vedi le croci che campeggiano dovunque...le tante sigarette attraversate da una barra trasversale rossa...eppure il sole delle Alpi in una scuola elementare non ce lo aspettavamo..sarà un preludio di scuola simil-Villaggio dei dannati (quel capolavoro cinematografico degli anni '60, poi anche riproposto nel remake anni Novanta).
Questa storia, però, a prima botta, mi ha ricordato un altro film, Pleasentville. Il lungometraggio parla di una cittadina perfetta, dove i ragazzi non sanno nulla, le biblioteche sono piene di libri bianchi e il diverso è a colori, mentre tutto il resto è in bianco e nero. Dove oltre Pleasentville non c'è nulla. Il diverso, e ciò che è diverso, viene osteggiato e perseguito con violenza fisica e verbale. Chi vuole fare di Adro una nuova Pleasentville? La Scuola, dedicata a Miglio, il padre della fantomatica Padania e delle altre due macroregioni italiane, è già stracolma di Sole delle Alpi (simbolo della Lega Nord)..sui cestini, sulle porte, sulle sedie...credo manchi proprio dove ce n'era più bisogno...dove può davvero dare ispirazione..nell'interno dei bagni, proprio sulle porte dei gabinetti..
Talmente ridicola e triste questa storia, che persino Maroni, il ministro degli Interni nonchè uno dei maggiori leader del Carroccio, si è detto perplesso su questa modalità di istruzione. La signora Gelmini (che dolore chiamarla ministro), un primo momento terrorizzata dalle reazioni padane non aveva battuto ciglio, per poi rinsavire, rinfrancata dalle posizioni non concilianti del collega, e decidere la rimozione dell'esuberante simbologia padana.
Segnali di sdegno anche dalle altre forze politiche, corse ad Adro a manifestare contro questo scempio. Ma i cittadini della piccola località bresciana cosa dicono? Nulla! Fa riflettere e mette i brividi questa cosa...barattare la capacità intellettuale dei propri figli in nome di una struttura nuova verde fiammante.
No signori miei, questo no! Non ve lo permettiamo..è ingiusto che i vostri figli, già bombardati da mattina a sera dalle telepromozioni berlusconiane, siano sottoposti all'irradiazione continua del sole delle Alpi. Rincoglioniti sarete voi...ma vi prego lasciate una speranza alle prossime generazioni..contro ogni Pleasentville.

domenica 5 settembre 2010

AAA cercasi Dio, no perditempo



In questi giorni, mentre l'Italia pare essersi risvegliata da un torpore immobilizzante con le contestazioni più che mai giuste a Dell'Utri e più organizzate, emulative e meno chiare a Schifani, è una nuova uscita del Papa a far discutere l'opinione pubblica.
In sostanza il pastore tedesco ha affermato, alle migliaia di giovani accorsi alla "messa preparatoria" in vista della Giornata Mondiale della Gioventù (a cui io preferirei aggiungere Cattolica o dei movimenti "Tutti pazzi per Ratzi"), che il posto fisso non è tutto nella vita, suggerendo di ricercare prima Dio.
Ancora più divertente è sentire Ratzinger fare riferimento alle proprie esperienze giovanili. Peccato abbia tralasciato i suoi trascorsi nella Gioventù Hitleriana.
Il mio suggerimento allora è semplice. Tutti preti!!! Sì..fai tutto insieme senza grossi intoppi..trovi Dio (senza che nessuno possa dirti niente), hai il posto fisso (più vitto e alloggio garantiti dall'8 per mille), fai felice in un sol colpo l'intero establishment clericale e la tua famiglia che ti vede sistemato. La vocazione non è importante. Non è tutto.
Oh pastore pastore, in questo Paese, di cui pare tu non abbia assolutamente il polso se fai questo tipo di affermazioni (a cui poi cerchi di porre rimedio dicendo che il posto fisso è un problema comunque pressante), il lavoro più gratificante per un giovane è dare ripetizioni in nero a qualche figlio di borghesotto, incapace di leggere o scrivere in italiano. Tutti o quasi vengono assunti con contratti che definire fantasiosi è poco. Contratto a chiamata, contratto a progetto co.co.pro. (del quale chi è assunto non sa mai i termini), contratto di collaborazione continuativa co.co.co., contratto a punti (controllano sulla tua tessera Feltrinelli), contratto a meteo (oggi sole lavori, domani pioggia a casa) e altri contratti futuribili da poter ricercare nell'inventiva della Confindustria.
Caro Ratzinger, ci può spiegare come fare a ricercare Dio se non abbiamo la serenità e la tranquillità per farlo? Se vuole facciamo così..ci ospita tutti a Castel Gandolfo, ci fa mangiare e ci fa pensare, senza influenzarci, e noi cerchiamo Dio. A proposito...c'è questo signore grosso che da mesi la sta cercando, dice di chiamarsi Jahvè (presunto figlio di hippie, solo loro danno questi nomi strambi ai figli), pare un po'incazzato. Che faccio? Glielo mando?

domenica 29 agosto 2010

Risposta della Francia alla Padania



Cari popoli padani,

avendo ricevuto la Vs richiesta di annessione al suolo francese, abbiamo felicemente appreso la Vs volontà di entrare a far parte dello stato fautore del motto Libertè, Egalitè e Fraternitè.
C'è però un piccolo problema che Vi esponiamo subito. In quanto popolo che si ritiene Stato, ci è impossibile acconsentire alla Vs richiesta, in quanto la Padania è da considerarsi stato fuori dall'Unione Europea, e quindi extracomunitario. In materia di cittadini extraeuropei, sapete che la nostra legislazione è ferrea. Riempire il Paese di milioni e milioni di noncomunitari, ci creerebbe non pochi problemi negli uffici immigrazione. Visti, controvisti, test del Dna, blocchereste l'intero apparato burocratico francese.
E poi Borghezio e Gentilini sarebbero un ulteriore grosso ostacolo. C'è da pensarli in fila negli edifici preposti alla regolarizzazione, insieme a cittadini africani, asiatici e sudamericani. Il primo che col Cif cerca di pulire tutta la sala d'attesa, il secondo che inveisce contro i gatti persiani e i koala neozelandesi, proprio come ha fatto con le razze canine esterofile in Italia. No, no, guardate non se ne può fare nulla. L'accordo di Schengen parla chiaro.
E poi, per favore, lasciate stare i Galli e i Celti. Già han tanti problemi loro, tra capodanni, cartoni animati e rune. Loro di sicuro non santificavano il Dio Po.
Ragionate..siete un popolo razzista, cinofobo e adoratore di fiumi...noi che siamo razionali, esteti e multietnici (l'importante è che non sono rom, ma questo non basta) non possiamo accettarVi proprio. E va bene essere fortemente nazionalisti, su questo ci arriviamo, ma fin da adorare un fiume...ma dai...
Mi dispiace annunciarVi ufficialmente che la Francia non si accollerebbe questo tipo di problematiche.
Vi auguriamo una buona giornata.
P.S. per ringraziarVi in dono Vi mandiamo Le Pen, sicuri di farVi cosa gradita.

Il Sottosegretario agli Esteri
Jean Paul Garnier L'Oreal

lunedì 23 agosto 2010

Richiesta di annessione della Padania alla Francia



Caro Sarkozy e Beato Popolo di Francia,

la Repubblica Padana chiede ufficialmente alle SV il permesso di indire un referendum per l'annessione delle nostre terre alla grande madre Francia.
Le vostre politiche economiche e le vostre battaglie sull'integrazione hanno convinto noi popoli del Nord che le terre d'Oltralpe meritano il sommo rispetto e la devozione totale.
I vostri ammirabili e invidiabili metodi di trattamento della maggiore piaga che l'Europa e il mondo civilizzato abbia mai conosciuto, i rom, ci hanno fatto aprire gli occhi su quanto si possa fare e quali siano i margini per una azione concreta contro questo flagello.
I Rom sono dappertutto ormai. Nei nostri quartieri, nelle nostre città e pian piano si inseriscono nelle nostre vite, attraverso vari escamotage. In primis sono nei nostri computer, nell'hardware dei nostri pc, fungendo da memoria indelebile (Read Only Memory, ROM appunto). Poi sono anche nei supporti esterni, nei cd. Infine hanno preso la capitale dello stato che ci schiavizza da secoli, l'Italia (non è un caso se all'estero ci conoscano per il nostro slogan ROMa ladrona). Per di più hanno cercato di gabbarci cambiando la vocale nel mezzo: prima rUm per farci ubriacare, poi rEm per farci ascoltare buona musica, ed infine rAm per inserirsi ancora più profondamente nei nostri personal computer. Non è possibile continuare così. Già abbiamo tanti problemi, coi Maometto che girano col turbante in testa, con gli africani che derubano le vecchiette in fila all'Euronics, ci si mettono pure i Rom. E i terroni? Uhhhh...non vi diciamo. Fortuna che parte di loro è tanto scema da credere che il benessere economico sia anche per loro. Invece il buon Formigun, il grande Zaia e l'eccellente Cota san bene che i soldi di Lombardia, Piemonte e Veneto col federalismo fiscale ce li si pappa fra noi. E' finita la pacchia luridi romani, Si vabbè, abbiamo anche qualche ministro lì a ROMa ladrona, ma ce l'abbiam messo per controllare che quei romanacci non si mangino tutto. Con Credinord abbiamo fatto vedere che coi soldi ci sappiamo fare, quindi la Paribas farebbe bene ad abbandonare le banche nordafricane per unirsi alla nostra. Già ci immaginiamo "Credinord Paribas".
Nel farVi i nostri più entusiastici complimenti, vi chiediamo ufficialmente di annetterci al Vostro territorio.
Sperando che non sia un grosso problema se ci portiamo anche Borghezio e Gentilini, vi auguriamo una buona giornata.
In fede
I Popoli Padani

martedì 17 agosto 2010

Risposte da sussidiario ( per il giornale A piena voce)



Diceva il compagno Majakovskij "Non rinchiuderti, partito, nelle tue stanze". Ed
ecco allora che la nostra Associazione decide di aprirsi alle vostre domande e
alle vostre critiche. A rispondere sarà uno dei nostri redattori, Andrea Cazzato.
Oggi pubblichiamo una mail ricevuta giorni addietro da una ragazza, che si è
firmata °°BaRbIe_TrUzZiNa°°. Cogliamo l'occasione per ringraziarla.

Caro A piena voce,
ho letto l'ultimo numero del vostro quotidiano. Sinceramente, se propio la devo
dire ttt, nn so che cs continuate a scrivere voi comunisti ebrei. Cioè, io non lo
comprato il vostro giornale, la portato mia sore dall'uni dove studia ke si vuole
laureare in giurispondenza e nn si puo sentire piu ke continuate a dire ke siete
comunisti. Cioè, io quando sento comunista, mi sento ke mi prende tipo un conato
di schifo-vomito, allora accendo il pod e mi sento l'ultima di David Guetta ke
cioè ci capisco un cifro. Cioè da quello ke ho studiato a scuola e da quello ke mi
dice l'amico frate dei Gs, voi avete ammazzato milioni di miliardi di uomini. E ke
altro ke i campi di concertamento, voi le foibe avete fatto. Come fate a dirvi
comunisti ancora, cioè assassini. Cmq io non mi piace la politica, a me piace
uscire coi tipelli per andare la sera alla disco ke cioè ci divertiamo di più e
sinceramente i teleggiornali parlano sempre di voi comunisti come fini, di pietro,
veltroni, e poi quello ke piace quando lo fanno agli uomini (bocchino, ndr) ..
cioè basta...l'unico teleggiornale ke mi piace è quello di ITALIAAAAAUNO!!! che
parla di cose ke piacciono a noi. Poi voi si vede ke siete emo ke non vi piace
divertirvi, ke vi tagliate. Basta comunisti froci.


Cara °°BaRbIe_TrUzZiNa°°,
ti ringrazio a nome di tutto il giornale per averci allietato con le tue parole.
Non so da dove cominciare, la tua lettera è carica di spunti da affrontare
minuziosamente, e non so se l'intero spazio a noi dedicato basti a poterti
esaurientemente rispondere.
In primis vorrei dirti che ho trovato grosse difficoltà a leggere quello che hai
scritto, si nota che sei carica di rabbia verso il diverso da doverli per forza
accomunare tutti insieme (comunista frocio, comunista ebreo). Una dote
encomiabile, non c'è che dire. Poi vorrei capire perchè i tuoi fantastici genitori
hanno deciso di dedicarsi solamente alla cultura di una figlia, trascurando
completamente l'altra. Io, fossi stato in te, avrei chiamato il Telefono Azzurro
(a proposito il numero è 1.96.96). Guardo te e molti dei tuoi simili e sospiro. La
vostra cultura è tutte nelle frasi di Moccia dei Baci Perugina. Una volta erano
così buoni i Baci Perugina. Perchè rovinarceli, avvolgendoli nella merda?
E comunque senti al tuo amico Andrea. Continua ad andare ai Gs di Giussani,
continua a vedere Studio Aperto, se ci sei fatti un abbonamento al Giornale di
Vittorio Feltri e il giorno delle elezioni vai a mare se c'è bel tempo, altrimenti
c'è un outlet aperto ogni santo giorno in Svizzera. Vai lì. Un'altra cosa? Un
favore all'umanità..non procreare.
Cordialmente tuo
Andrea Cazzato

giovedì 13 maggio 2010

Gugliotta e gli altri: per quanto ancora?



Ci risiamo. La polizia italiana colpisce ancora. Da Bolzaneto, a Napoli, passando per il caso Cucchi e il caso Aldrovandi, fino all’altro giorno, le “forze dell’ordine” si impegnano a far sfoggio di un autocontrollo e di una oculatezza che solo le guardie di Pinochet possono vantare.
L’ultimo caso ha, come anche i sopracitati, dell’incredibile. Siamo nei pressi dello Stadio Olimpico: ore 21.30. Finale di Coppa Italia in corso fra Roma e Inter. Si prevedono scontri fra le tifoserie, viste le ultime vicissitudini calcistiche. Due ragazzi su un motorino si stanno recando ad una festa. Per loro sfortuna, incontrano un gruppo di poliziotti in tenuta antisommossa. Uno di questi si avvicina alla coppia di ragazzi con fare minaccioso e subito parte una discussione piuttosto accesa. Il poliziotto accusa uno dei due ragazzi, Stefano Gugliotta, di “non si capisce bene cosa” e parte la colluttazione, schiaffi e pugni. Subito arrivano anche tutti gli altri colleghi e si accaniscono sul povero passante. Dalle finestre dei palazzi di fronte si sentono grida di terrore; agli occhi delle persone non è facilmente spiegabile una efferatezza del genere. Il ragazzo è ancora in carcere per lesioni, resistenza e oltraggio. Ma non è l’unica cosa ad accadere quella sera….un’altra macchina, presumibilmente sempre legata alle forze dell’ordine, investe un uomo che era riuscito a divincolarsi ad un primo tentativo di fermo della polizia.
C’erano i film anni 80…ve li ricordate? Quelli italiani di serie B! La camorra spara e la polizia si incazza o giù di lì. Ecco..dagli anni ’80 si sono fatti passi avanti. Non c’è bisogno neanche che spari, o fai il vandalo, o rubi, o spacci, perché la polizia è già incazzata.
Il caso Gugliotta come finirà? Come per Genova, dove le violenze della polizia sono per lo più passate ingiudicate? O come per Cucchi, dove la colpa se la sono presa solo i medici?
Il governo, come potevamo aspettarci, è in silenzio…non ha mai detto nulla sulle violenze della polizia, neanche un po’di indignazione, un fiato..nulla! Dall’uomo a cui regalano case (ministro degli Interni durante il g8 del 2001) all’internato mitteleuropeo (o padano, che dir si voglia) attuale Maroni, nessun ministro si è mai azzardato a criticare l’azione degli uomini in divisa. Sarà per il nome poco rassicurante del loro capo, Manganelli (un predestinato)?
Ma adesso vi dico e mi chiedo: “Che mi frega?”. Mi frega si, maledizione. “Meglio a lui che a me” si sente dire in giro sempre più spesso, nel mio sconforto più totale. La polizia pesta gente indiscriminatamente e “io sto tranquillo, tanto a me non può succedere mai”. Siamo talmente rincitrulliti ed egoisti da non accorgerci della gravità delle cose che accadono? Mi sa di sì. Quindi d’ora in poi, conformiamoci alla massa. Facciamo sì di vivere nel mondo di Milano 2, dove tutto è fatato e bello, dove le notizie più sconvolgenti sono le rivelazioni SHOCK di Corona su Belen Rodriguez. Ma si!! Che poi la polizia trovi un altro Cucchi, un altro Giuliani, non è una cosa che mi riguarda.

domenica 2 maggio 2010

Primo maggio: io c’ero


Primo maggio, ore 9.30. Giro per Como coi compagni. C’è la manifestazione indetta dai sindacati. Numeri non eccelsi, ma visti i tempi ci si accontenta. Armato della mia bandiera, che ho usato come bastone per tutto il corteo, cammino un po’nervoso per gli sguardi divertiti dei telespettatori, in libera uscita dal loro lavaggio del cervello quotidiano, proprio come se stesse passando il circo. Il passante ubriaco che si unisce ai cori vicino al Tribunale, il vecchio che borbotta perché “i comunisti ci sono ancora” e se la prende col suo cane, che non mi sorprenderebbe se fosse stato battezzato Rommel, ci fanno da cornice.
S’arriva in centro e subito penso: ma oggi è il Primo maggio? Negozi aperti, gente che si accalca alle vetrine. Salumerie, librai, fiorai, negozi di telefonia. Tutto è aperto. E poi penso alla mia ragazza, santa donna che mi sopporta, che ho da poco lasciato a lavoro al Carrefour. E penso ai miei colleghi del Blockbuster che oggi lavoreranno, come tutti gli altri 364 maledetti giorni annuali. Alla mente mi sovviene una mail arrivata dai nostri “superiori” il giorno prima di Pasqua credo. “La sede centrale in questi giorni rimarrà chiusa. Per eventuali informazioni saremo reperibili dopo le festività”. Ed è proprio così. Oggi Primo maggio non si pensi sia stato diverso. Immagino l’impiegato e il dirigente, o l’ “esperto” di marketing laureato in Bocconi, che oggi a casa si rilassavano per il “duro” lavoro. Mentre il commesso, quello che si sta fino a mezzanotte in negozio, oppure l’operatore di call-center, che risponde al cliente di errori non suoi ma del dirigente che “giustamente” si riposa, oppure la cassiera del Carrefour che perde lucidità nel suo lavoro troppo meccanico, mentre il direttore di filiale è in gita sul lago con la famiglia, la ragazza precaria del negozio dei vestiti impegnata a seguire la cicciona incontentabile, mentre il suo capo è a farsi la sua bella lampada abbronzante, tutti questi il primo maggio lavorano.
Allora ho sentito parlare di deregulation, di “negozi aperti quando vogliono”. Il meglio che ci si poteva immaginare per una classe di gente che fa del contratto a tempo determinato o dei contratti a progetto, ragione esistenziale. Se ti rifiuti di lavorare, sei fuori chiaramente.
Quindi, ad uso di tutti, si definisca il primo maggio la festa di tutti i datori di lavoro. Vabbè, visto la china che il nostro Paese sta prendendo, indicare un giorno solo come festa dei datori di lavoro mi sembra un po’riduttivo. Per lo più evasori, detassati, economicamente sempre aiutati, sempre in difficoltà ma mai rinuncianti al Porsche Cayenne, i nostri datori di lavoro vivono con “ansia” questo momento di crisi, e per recuperare applicano tagli indiscriminati ai posti di lavoro. La gente cosa fa, ci chiediamo? Televota per far vincere Sandra Milo all’Isola dei Famosi. Buonanotte!

mercoledì 28 aprile 2010

Una faccia con la riga in mezzo



È di oggi la notizia che la signora Stefania Craxi, esponente di spicco del Pdl e sottosegretario agli Esteri dell’attuale governo, ha rilasciato una dichiarazione in merito al 65esimo anniversario della Liberazione d’Italia.

Leggendo il sito della Repubblica, sono entrato in contatto con l’articolo che spiegava la sua posizione in merito. La signora, convinta revisionista e “pacificatrice” storica, si è lanciata in un appello accorato, per il quale il 25 aprile deve essere, anche, il pretesto per, e qui cito, “recarsi a piazzale Loreto per un atto di cancellazione dell'atroce oltraggio inflitto al cadavere di Benito Mussolini”.

Sarà la mia scarsa propensione al diritto di parola proprio per tutti (vi sembra giusto che gente come Borghezio o Fiore debba inquinare con le loro parole putride?), sarà il mio attaccamento ai valori della Resistenza, sarà che Mussolini per me, e spero anche per quelli delle generazioni future, era, è e sarà sempre un assassino fascista, sarà che per me mai e poi mai i repubblichini saranno “giovani che hanno sbagliato” ma “delinquenti collaborazionisti della Germania nazista”, sarà che i partigiani sono e saranno sempre il simbolo della Liberazione dal giogo nazi-fascista, ma le parole e le opinioni della signora Craxi sono inaccettabili.

Sicuramente la sopracitata è amante del revisionismo storico: “Tangentopoli? Una persecuzione”, “Mio padre? Un santo!” ed altre scempiaggini che, dette qualche anno fa, avrebbero sollevato l’opinione pubblica. Ma adesso, scevri d’ogni timore, i ratti silenziosi tornano al piano superiore. Tanto alla gente, ormai tramortita dai reality show e dal gossip, poco importa che si prenda così a calci la dignità del proprio Stato. E’ facile cantare l’inno nazionale, indignarsi se qualcuno attacca l’operato dei militari nelle zone di guerra, e allo stesso tempo essere alleati della Lega e prendere a calci due dei valori fondamentali della nostra Repubblica, la Resistenza e l’antifascismo.

Per chiudere propongo alla signora Craxi di recarsi, visto che ama fare l’”avvocato del diavolo”, a portare una corona di fiori al bunker di Hitler, oppure sulla tomba di Riina o di Charles Manson. Di sicuro è gente che, come il duce, ha numerosi morti sulla coscienza, numeri che al sottosegretario pare non interessino.

martedì 27 aprile 2010

Il capro espiatorio: una figura del nuovo millennio raccontata da Pennac (il neurone)

In merito a quanto successo ieri in stazione centrale a Milano.


Chi non si è mai sentito nella propria vita il reo senza colpe quando succede qualcosa? Quello sul quale cadevano gli occhi per primo? Quello che si prendeva i primissimi rimbrotti, senza ci fosse minima indagine sull’accaduto? Dalle mie parti, un volgare detto popolare riconosce nell’ortolano, quale sfortunato portatore della maldicenza e appunto capro espiatorio di ogni assurdo avvenimento, questo infausto ruolo.
La figura del capro è molto affascinante. E’ lo stesso Pennac a descrivercela ne “Il Paradiso degli Orchi” e negli altri libri della serie di Belleville (dal nome del quartiere dove risiede la famiglia Malaussene). Il nostro protagonista, Benjamin, il capofamiglia, è il soggetto che meglio incarna tutte le caratteristiche del capro, fino al punto di ricoprire anche “lavorativamente” tale ruolo. La sfortuna/fortuna di questo personaggio sarà il filo conduttore dell’intera serie. Alla fine della prima avventura, il personaggio sembra essersi liberato di questa infamia. Il passaggio di lavoro dai Grandi Magazzini alla Casa Editrice del Taglione, però, non coincide con la sua fortuna di essere “naturalmente” capro espiatorio.
"Lei ha un vizio raro, Malaussène: compatisce"
Benjamin ha dalla sua una famiglia sgangherata e stravagante che lo aiuterà, lo amerà e gli sarà sempre vicino, nei momenti più bui e difficili.
La fortuna del ciclo sta anche nelle figure che circondano la famiglia Malaussene e che rendono le storie ancora più avvincenti e più “strampalate”: la Regina Zabo, a capo delle Edizioni del Taglione, Stojil, Theo, Rabdomant e il cane Julius.
Ma perché fare un pezzo sul capro espiatorio, mi chiederete. Penso, personalmente, che la figura del capro espiatorio sia quanto mai attuale. Pensate ai cosiddetti “prestanome” delle aziende, agli operatori dei call-center, ai commessi dell’ufficio reclami. Il capro espiatorio è più che mai utile. E’un toccasana per noi che possiamo sfogare la nostra rabbia e il nostro nervosismo. E’ vitale per le aziende e per i loro dirigenti, che nascondono la loro inadeguatezza, facendosi scudo con i “capri espiatori”.
Quindi, quando ci arrabbiamo col commesso, quando urliamo all’operatore di call-center, ricordiamoci sempre che lui è solo un povero capro espiatorio. Mettiamoci nei loro panni: ci piacerebbe essere trattati così male per colpe che non sono le nostre? Se sì, vi consiglio di aprire un’attività di ortofrutta.