mercoledì 2 febbraio 2011

Sensazionali priorità



Escavatrici in azione in questo mese di Gennaio. Ad attivarle, come da tempo immemore, è il Giornale della famiglia Berlusconi.
Le sue scoperte sensazionali, che creano clamore nell'opinione pubblica, non si sono lasciate attendere anche nel 2011. La storia scandalosa, datata 1981, della Boccassini con un giornalista di Lotta Continua, ha meritato un titolo a nove colonne nel numero di qualche giorno fa. Tutto questo, mentre in Egitto, è in atto una rivoluzione che, e cito una battuta memorabile letta sul sito spinoza.it, lo "zio de na mignotta" (unico accenno alla questione Ruby Rubacuori che io farò mai, perchè ci hanno seriamente ottenebrato le palle con questa storia) cerca di soffocare nel sangue.
La priorità delle notizie è tutta un po'sballata. Ci ricordiamo le numerose emergenze di quest'estate, che il Giornale trovava sempre meno importanti della casa di Montecarlo di Fini e Tulliani? O il "caso Boffo" di un annetto fa, che prendeva il sopravvento su ogni cosa?
Inutile sottolineare il motivo di tutto questo, di queste armi di distrazione di massa lanciate per colpire gli avversari del premier. Screditare, millantare e punire sono mezzi a cui il berlusconismo del 2000 ci ha tristemente abituati.
Ho visto gente immolarsi per la causa (vedi Sgarbi che stamattina, in diretta tv, si è autoaccusato di essere stato un amante di Ruby) o esseri umani perdere quel minimo di dignità o di etica professionale a cui faticosamente restavano aggrappati. Ho visto megadirettori chiamare in diretta per dissociarsi in anticipo, o gente abbandonare studi televisivi o fare il dito medio al telegiornale. Proporrei una nuova versione della canzone "Quarant'anni" dei Modena City Ramblers ( http://www.youtube.com/watch?v=f_wYdY5-A0c ), ce ne sono cose nuove da dire.
Ma il signor Sallusti, direttore del Giornale e editore dell'Ordine di Como (che i miei attuali corregionali ricorderanno perchè assatanato ospitante del nuovo tentativo di presentazione dei falsi diari di B.Mussolini ad opera del "Senatore" Marcello Dell'Utri nel capoluogo lariano), dove andrà a cercare le informazioni per la prossima spalata di fango? Le scuole elementari e i provveditorati sono avvertiti. Potrete trovare un cronista del quotidiano milanese, che cerca nel registro della classe di Bruti Liberati la sezione delle note disciplinari.
Un furto di merendina o una gomma non restituita ad un compagno di classe potrebbero fare del nostro premier un martire delle toghe politicizzate.
La libertà di parola (e di stampa) è stata una grossa conquista del mondo democratico. Ma proprio leggendo le pagine del Giornale a volte mi viene da pensare che la democrazia non sia la forma di governo così giusta per il nostro Paese. C'è gente che non merita questa enorme libertà. Non dico tanto, ma un po'di selezione all'entrata no?

..e quando si coordinano lavoratori e studenti...

Con le manifestazioni legate alle proteste contro il Ddl Gelmini, gli studenti italiani, assieme ai lavoratori della conoscenza, hanno dimostrato che non è più tempo di accettare passivamente le volontà di questo governo.

In Lombardia, come in tutta Italia, le lotte studentesche si sono sviluppate su tutti i fronti che la riforma del Ministro dell'Istruzione ha toccato. Alle sacrosante lamentele degli studenti medi che hanno visto il loro futuro distrutto, si sono uniti gli universitari che quel futuro lo stanno già vivendo e continueranno a viverlo. Monumenti simbolicamente conquistati, atenei occupati, stazioni dei treni mandate in tilt e blocco della didattica nella stragrande maggioranza dei plessi, cortei in ogni angolo del Paese hanno catalizzato l'attenzione dell'informazione e dell'opinione pubblica, facendo capire, anche al cittadino disinteressato, il notevole disagio che questa riforma porterà al sistema scolastico e universitario italiano. Il movimento nato da queste proteste è di ampio respiro e vede l'unione di diverse ed eterogenee associazioni studentesche.

A Milano a fare la “voce grossa” non è stata solo la Statale. Persino studenti e ricercatori del Politecnico, negli ultimi tempi meno avvezzi a qualsivoglia dimostrazione, come anche i ragazzi della Bicocca hanno deciso di protestare contro l'ignorante e inumana riforma gelminiana. Cortei di notevoli dimensioni hanno, quando possibile, attraversato la città, partendo da Piazza Cairoli. (poco risalto ha avuto, a livello locale, l'assedio in tenuta antisommossa delle forze dell'ordine, nei giorni delle votazioni alle Camere sul Ddl, alla Statale di Milano).

Stessa cosa a Bergamo, dove gli studenti hanno protestato in maniera veemente contro le proposte della loro concittadina. Per dimostrarle meno metaforicamente “la naturale reazione alla sua riforma”, è stato deciso di scaricare davanti casa del Ministro un secchio di letame. Tale forma eccentrica di dissenso, si è unita alle numerose manifestazioni che hanno invaso la città, come è accaduto nel resto delle città lombarde.

Ancora più straordinario è l'appoggio che tali lotte hanno ricevuto dal mondo operaio e dai lavoratori precari, già vessati dalle politiche inette e distruttive che questo governo, d'accordo con Confindustria, sta attuando. La solidarietà dimostrata da queste persone, non deve far altro che farci comprendere quanto sia importante coordinare le proteste e i disagi per far sentire, quanto più possibile, che c'è ancora una grossissima parte di questo Paese che dice “no” ai soprusi dei padroni, sia che essi siano politici o datori di lavoro (non a caso, di questi tempi, a volte i termini coincidono).

fatto per newsletter anno II n.1 del pdci lombardia

martedì 28 dicembre 2010

Maldestre preveggenze futuribili



Cattivi genitori colpevoli di disoccupazione, arresti preventivi, utilizzatori finali, capricci istituzionalizzati, parentele importanti..quante primizie ci ha regalato questo 2010. Meraviglie, perle di saggezza e neologismi, forme dialettali ministeriali, espressioni regali, amicizie scomode. E tutto in un solo Paese. Questo è fantastico. Ci sarà anche la crisi, ma pare essere solo economica. Le idee non mancano mai.
C'era chi voleva la fantasia al potere. Abbiamo atteso degli anni, lunghe stagioni democristiane e craxiane, brevi tentativi sinistri, ma finalmente quanto richiesto è giunto. Ma non solo i membri del governo ci hanno regalato colpi ad effetto. Come non citare l'addio ai contratti collettivi, le minacce da scuola elementare e le altre “bravate” della nuova dirigenza Fiat. Si chiamiamole bravate: turni più massacranti, eliminazione del diritto allo sciopero e accorciamento (se non annullamento) dei minuti di pausa. Sono proprio burloni. Fortuna che ci sono dei sindacati che sanno stare allo scherzo. Altro che quei musoni comunisti della Fiom. Neanche un po'di spirito, che diamine!
Inutile lamentarsi che poi tutti vogliano trasferirsi in Italia. Pensate l'attrattiva che un Paese come il nostro possa avere sugli stranieri che hanno piacere di vivere nel brivido e nell'incertezza di ogni giorno, dove non esistono limiti all'impossibile. Tanto che qualcuno cerca di adeguarsi. Vedete gli immigrati che hanno occupato per lunghe notti la gru a Brescia, che spinti da un animo avventuroso, si sono arrampicati così in alto per provare un po' di adrenalina. Peccato aver scoperto che la loro adrenalina è tutta spesa nella spasmodica attesa di un permesso di soggiorno. C'è chi si aggrappa sulle gru per fare bungee jumping, e c'è chi lo fa per sopravvivere. A volte è solo una questione di priorità, tutto qui.
Tutto questo è stato il 2010. Ma il 2011, l'anno nuovo cosa ci regalerà. Quali esperienze sensazionali ci lasceranno senza fiato? Operai bacchettati nelle catene di montaggio? La ola durante una seduta parlamentare? Calderoli che impara a leggere? Non lo so con certezza. C'è solo da aspettare 12 mesi e prepararsi ad un altro resoconto. Non provate a fermarvi e a pensare, potreste rimanere delusi. No, ho proprio bisogno di un televisore 3D. Voglio essere al centro dell'azione. Perchè non dovrei godermi una palpata di culo del nostro premier ad un'avvenente hostess di un convegno sulla robiola a Conegliano Veneto con questa nuova tecnologia?
Chiudo con un “buon” proposito. Quest'anno il libro più venduto a Natale è stato “Benvenuti nella mia cucina” della Parodi. Dura battaglia col libro della Clerici e col mattonazzo inutile del maggiordomo. Per il prossimo Natale vi scongiuro, disimparate a leggere, altrimenti è giustificato il taglio dei fondi alla cultura di questo Paese. Ci vogliono ignoranti, e ci stanno riuscendo (se non hanno già portato a termine la loro operazione)!

domenica 19 dicembre 2010

La nascita del fenomeno Cito (Paper per Comunicazione Politica)



Giancarlo Cito, nato a Taranto nel 1945, è una delle figure più particolari e “innovative” della comunicazione politica in Italia.
Fra gli esponenti più importanti dei movimenti di destra tarantini, nel 1985, dopo anni fallimentari nel ramo edilizio, fon­da Antenna Taranto 6, una emittente televisiva locale. Dopo pri­mi mesi di televendite, pubblicità e film in bianco e nero, su At6 nasce la trasmissione Fatti e misfatti di cui è lui stesso il conduttore. Cito, già precedentemente sconfitto alle elezioni del 1975 con la lista “Il ponte”, capisce la situazione di degrado generale di Ta­anto, e che questa fase può essere l'occasione del suo rilancio. Taranto negli anni Ottanta è una città con grossissime problematiche economiche, derivanti dalla crisi del comparto siderurgico Italsider (oggi Ilva), dalle non rosee condizioni degli altri stabilimenti cittadini; per di più, il capoluogo ionico vede l'affermarsi della delinquenza organizzata, sotto l'ala protettrice della camorra napoletana, incontrastata anche dalla turbolenza della politica locale.
La trasmissione Fatti e misfatti nasce in realtà come un conteni­tore dei malumori serpeggianti in città. La struttura della trasmissione è semplice: vengono invitati politici tarantini e si permette al pubblico di intervenire e di interloquire in diretta at­traverso le telefonate. Accanto a Cito, siede il “politologo” della trasmissione che è Gaetano De Cosmo. La fascia oraria coperta dalla trasmissione è quella della seconda serata. Le peculiarità del programma e della comunicazione politica di Cito sono di­verse. La prima è sicuramente l’utilizzo enorme della pubblicità negativa. Mazzoleni riconosce degli aspetti positivi nella pubbli­cità negativa: “è legittimo criticare pubblicamente la condotta di un politico in tema di etica pubblica, di coerenza oppure di “ortodossia” di partito”. Altri autori vedono nella pubblicità ne­gativa un effetto boomerang per l’autore; infatti, se si tratta di “colpi bassi” fatti in assenza di contraddittorio, nel pubblico si può suscitare dei sentimenti di compassione e di difesa. Quest’ultimo non è il caso delle pubblicità negative perpetrate da Giancarlo Cito. Infatti, ad ogni attacco, coincide un aumento dei consensi. Gli obiettivi del futuro sindaco sono sempre particolarmente sensibili, in quanto già al centro di casi o di problemi personali. È una tecnica collaudata di Cito, che verrà utilizzata dallo stesso per l’intera durata della sua carriera politica, e che gli costerà un numero elevato di querele.
La seconda particolarità nella comunicazione politica di Cito nella trasmissione Fatti e Misfatti è il populismo. Con questa af­fermazione si intende la capacità del soggetto dell’analisi di ca­valcare gli umori della cittadinanza e farsi portavoce ed “altoparlante” delle istanze dell’opinione pubblica. Questa è una delle chiavi di lettura per spiegare il successo dell’imprenditore tarantino. Nei periodi difficili del Consiglio Comunale, attacca tutti a testa bassa, definendo la maggioranza un insieme di “ladri e incapaci” e l’opposizione “dorme perché o è incapace o è con­nivente”; questi attacchi ricalcano il pensiero di buona parte della popolazione; agli attacchi verbali, unisce filmati ritraenti le zone più degradate della città; Bianchi afferma
“È pura benzina versata sul fuoco dei telespettatori già esaspe­rati. Tutti i tarantini sono ben consapevoli della sciagurata gestione della macchina comunale: interi quartieri al buio, le strade del centro e della periferia prive di qualunque manuten­zione ordinaria e ormai ridotte a mulattiere , sporcizie e ineffi­cienza come costante quotidiana… così, agli occhi dei tarantini, Cito diviene ben presto il liberatorio fustigatore dei politici “corrotti e inefficienti”, il capopopolo che parla chiaro e senza paura contro i “politici ladri e inefficienti””
Ed è evidente quanto cavalcare l’onda del populismo giovi alla credibilità del personaggio. Durante il programma, per avvalora­re agli occhi dei cittadini le sue posizioni, trasmette le telefonate dei telespettatori che lo elogiano e lo appoggiano nelle sue veementi critiche al sistema politico. Terza particolarità è il linguaggio semplice e popolare. Collegabile al populismo, questo lato della comunicazione di Cito è un’altra delle fonti del successo del geometra. Oltre ad una semplicità eloquente, il linguaggio assume spesso toni violenti e volgari.
Con le elezioni comunali del 1990, Giancarlo Cito riesce ad entrare a far parte del Consiglio, risultando il più votato fra tutti i candidati. Ma è giusto fare un passo indietro e analizzare la campagna elettorale che ha portate a tale risultato.
Nel periodo della campagna elettorale, le apparizioni televi­sive del candidato si intensificano, come aumentano le immagini proiettate del degrado cittadino. Più veementi si fanno, inoltre, gli attacchi ai suoi avversari politici. Inoltre è da segnalare il pri­mo comizio pubblico tenuto in piazza della Vittoria, ed ovvia­mente ripreso da At6. Durante tale “avvenimento” il futuro sindaco non cambia molto il suo atteggiamento rispetto al solito. Riprende gli stessi argomenti e le stesse offensive che tanto suc­cesso gli hanno assicurato col mezzo televisivo. Per di più orga­nizza, nei giorni precedenti il voto, molte proteste clamorose. Una su tutte è “quella contro la sporcizia in città, che si conclude con lo scarico di camionate di immondizia davanti al Municipio”. A luglio dello stesso anno si tiene la prima riunione del Consiglio Comunale: in questa seduta Cito si rende protago­nista di uno dei suoi tanti “colpi ad effetto”: appena arrivato si impossessa della poltrona del Presidente, convinto che sia il più suffragato a presiedere il primo Consiglio; il regolamento vuole, però, che invece del più suffragato ci sia il consigliere più anzia­no. Giancarlo Cito non si lascia convincere da questa norma e, ripreso dalle telecamere della sua televisione, per più di tre ore non ne vuol sapere di abbandonare lo scranno; solo l’intervento dei Vigili riporta la serenità all’interno dell’aula. (http://www.youtube.com/watch?v=c8iaGkHqUN4).
Gli anni precedenti alla sua elezione a sindaco della città di Ta­ranto, sono costellati da altri episodi che danno l'impressione alla cittadinanza come colui che riesce a fare “piazza pulita” dei funzionari inefficienti e immorali di Taranto (i casi Cacciapaglia e Gonzales). Altro passaggio fondamentale nella politica di Cito è il ricorso alla teoria del complotto, che trova massima espres­sione nel 1992, quando l'allora Ministro degli Interni Scotti di­chiara decadute le cariche di Consigliere Comunale e Provincia­le di Cito, poi dopo qualche mese reintegrato. Nel frattempo il tele-tribuno dalla sua At6 parla di subdolo tentativo di eliminare un avversario scomodo. Si arriva così al 1993, dove ci sono le nuove elezioni comunali. E' l'anno del trionfo di Cito, che diventa sindaco di Taranto. L'attacco continuo verso il suo principale avversario sia al primo che al secondo turno, Gaetano Minervini, si snoda su diversi fronti. Minervini viene ad essere accusato di essere “un comunista”, ed in più ateo e abortista. Es­sendo anche appoggiato dai socialisti, appena coinvolti a livello locale, come a livello nazionale, da processi per corruzione e tangenti, è vittima della pubblicità negativa dell'imprenditore ta­rantino, che manda di continuo sulla sua At6 dei filmati di re­pertorio in cui si nota la presenza di Minervini, in qualità di ospite, ad un convegno del Partito Socialista. Grossa rilevanza assume anche il primo faccia a faccia fra i due candidati in tele­visione; le differenze caratteriali fra i due candidati sono notevoli. A trarre vantaggio dal dibattito è Giancarlo Cito, che col suo eloquio veemente e i suoi toni accesi, cattura l’attenzione del telespettatore e lo coinvolge, al contrario di Minervini, più pacato e moderato, che finisce per risultare meno interessante. Dopo avere acquisito le immagini da Studio100, Cito manda ossessivamente in onda sulla sua emittente le riprese del dibattito, proprio come se fosse uno spot elettorale. Il secondo faccia a faccia diventa poi uno scontro fra Cito e il conduttore della trasmissione, che viene interrotta. Nel frattempo, in città, circolano voci sulle particolari abitudini sessuali del candidato della sinistra e, per di più, vengono affissi volantini anonimi che avvalorano le voci di una presunta “omosessualità” di Minervini. Ad alimentare tale manovra ci pensa l’annuncio di Cito, che dichiara di essere in possesso di un “dossier sulla vita privata e le inclinazioni privatissime di Minervini”, da rendere pubblico alla vigilia del ballottaggio. Chiare e sensate sono le reazioni dell’altro candidato, che avvia subito azioni legali. Ecco come Cito utilizza il pettegolezzo da strada per screditare l’avversario. Durante la settimana precedente il ballottaggio, Cito punta tutto sulla sua televisione. Dalle ore 20, ogni sera, trasmette il programma Filo diretto, dove il candidato accoglie decine e decine di telefonate dei suoi sostenitori. Accanto all’editore, c’è il suo futuro vice Pietro Cerullo, col compito di illustrare ai telespettatori il programma elettorale. Le elezioni decretano il successo di Giancarlo Cito. Il candidato è eletto sindaco col 52,6% delle preferenze.

domenica 28 novembre 2010

Il Paese è con me



Frase del Ministro (sob!) della Pubblica Istruzione e dell'Università, Maria Stella Gelmini.
Sinceramente, se vogliamo fare un'analisi delle immagini arrivate dalle varie città, proprio tutta questa condivisione non c'è. Assalto a Palazzo Madama, occupazione della Torre di Pisa e del Colosseo ed altre gesta eclatanti che fanno di questa protesta un motivo di grande orgoglio e di grande speranza.
Farebbe ridere a crepapelle pensare a manifestazioni pro-Gelmini. I suoi fan cosa potrebbero fare? Occupare il Billionaire o l'Hollywood, sorseggiando un bel Mojito? Beh si, sicuramente stili e pensieri di Paese futuribile diversi. Da una parte bimbetti fighetti o aspiranti tali che si accalcano per un autografo di Corona o per una foto con l'ultima uscita del Grande Fratello, dall'altra un'Italia di studenti e giovani ricercatori che lotta per il proprio futuro. Chiaro, non pensare costa poco, quasi nulla. Limitarsi a parlare di discoteca, di ragazzi/e e dell'ultimo pezzo del mio “amato” David Guetta, come si sa, non aiuta la vitalità dei neuroni.
E' forse questo il Paese che Maria Stella citava? Questo Paese è con lei. Ma, probabilmente, anche l'Italia delle scuole private è con lei. Stanziati, quasi raddoppiati, i finanziamenti; ci si prepara a recuperare il sostegno della Chiesa Cattolica, che come ben si sa, possiede la stragrande maggioranza degli istituti scolastici ed universitari non pubblici. E le Università statali? E le scuole??? C'è crisi economica, dobbiamo risparmiare. Tagliamo il pubblico e diamo al privato, che povero come è, di certo non riesce a reggere all'impatto del mercato. La Chiesa, vessata dalle tasse inique e pesanti che lo Stato italiano ogni giorno le impone (l'Ici ad esempio, o forse no), ha bisogno di questi finanziamenti raddoppiati. Tutto questo è ridicolo, come è ridicolo vedere la colletta alimentare organizzata questo sabato dalla Compagnia delle Opere, braccio armato ed economico di Comunione e Liberazione. Come già detto ad un mio caro amico focolarino, è come se gli Stati Uniti chiedessero soldi all'Uganda per aiutare il Botswana.
E' l'Italia in cui il più grande partito di “sinistra”, e quindi quello che “dovrebbe” essere più vicino agli operai, vorrebbe puntare su Montezemolo per riconquistare il governo del Paese. Come se in una partita di calcio una squadra decidesse di mettere in porta il centravanti avversario. Ma potreste mai immaginare voi Berlinguer o Togliatti che chiedono ad uno della famiglia Agnelli di candidarsi per il Pci?
Risulta sempre più inequivocabile la svolta populista che il nostro Paese sta prendendo. A sinistra, come si è visto, non si sa più a chi affidarsi e si facilita la nascita di mostri dall'applauso e dalla fascinazione facile, che ci indorano la pillola ma che dei principi economici e sociali della nostra cultura non sanno che farsene. Sembriamo allo sbando, quasi incapaci di reagire, sotto la neve infreddoliti ed agonizzanti. Ma poi accendi la tv, vedi le immagini degli studenti in rivolta, e la speranza si riaccende. La rabbia sopita, poi, ci pensa anche un semplice Fede qualunque a risvegliarla. Emilio, my lovely and sweet Emilio, il Paese pian piano pare ridestarsi dal letargo in cui tu e i tuoi colleghi fidi lacchè l'avete sprofondato. Non ci saranno mazzate che tengano. Non ci saranno cariche che possano fermare questi sentimenti. Costernati, caro mio, ma prima o poi doveva finire.

mercoledì 17 novembre 2010

Azzicc u nonn o awant u nonn (manovre di sostegno per personaggi traballanti)




C'è un modo di dire proveniente da una barzelletta arcinota nelle terre tarentine, che bene si va ad innestare nell'attuale situazione pericolante italiana. “Azzicc u nonn” o “awant u nonn” sta ad indicare un aiuto dato ad una persona con evidenti difficoltà motorie e che è nell'atto di cadere.
Bene..forse ci siamo. La Love Boat targata Mediaset affonda. Il nonno sta per cadere. E proprio di awantarlo (trad. prenderlo), non ne abbiamo nessuna voglia. Il Partito dell'Amore vede perdersi in un fuggi fuggi generale i vicecomandanti, i sottotenenti, i mozzi e i lacchè che tanto avevano fatto e dato per la causa berlusconiana. Il nonno ha perso i sostegni.
Strenui rimangono, al suo fianco, le più fedeli badanti (italiche o padane badanti), sicure che prima o poi tutto tornerà come prima.
Fini, Taormina, Guzzanti e persino Feltri ci fanno capire che quello che è stato il traino della Destra italiana, è diventato una zavorra. Bossi e i suoi adepti, contenti dell'accaduto, attendono, “dietro il cespuglio”, l'evolversi della situazione e si preparano alla nuova tornata elettorale. La “sinistra”, incapace di opporsi negli anni dell'ultimo governo Berlusconi, pare ancora incredula per quello che accade. La politica dell'opposizione blanda, al limite del comatoso, ha pagato. Stesso risultato, però, non si è visto alle primarie di Milano. La politica democraticamente asfittica ha perso nuovamente anche in terra lombarda, terra da anni luce ormai nelle mani lerce della destra dei De Corato, dei Salvini e dei Formigoni.
Per di più Fini, d'improvviso, mi diventa un rivoluzionario e un anticlericale, un antirazzista e un progressista. Proprio come se la legge Bossi-Fini fosse opera di Fini, quello dei tortellini, mica sua. Proprio come se gli agguati agli omosessuali non fossero opera di fascisti. Poi i futuristi, così li chiamano ora, già hanno un nome che è tutto un programma. Bocchino e Granata non mi sembrano proprio dei novelli Marinetti e Depero.
E si apre l'idea del terzo polo. Il terzo polo, Casini, Rutelli e Fini. L'uomo per l'incentivo alle famiglie sempre e comunque (ne ha due, è normale che spinga così tanto); l'uomo la mascella (capace di perdere a Roma dopo trecentomila anni di governo della sinistra, e capace di maturare così tanto da trasformarsi da radicale convinto a cattolico con cilicio) e il fascista di sinistra (o il comunista naziskin, citando una canzone dei Bellicosi). La coerenza al potere. Terrorizza la sola idea. E ancora di più spaventa l'idea di Montezemolo, candidato premier. Come se già gli operai non l'avessero presa abbastanza nel fondoschiena. A questo punto, senza convocarci alle urne, al prossimo convegno di Confindustria a Capri o a Porto Cervo (si sa, i nostri imprenditori soffrono la crisi) fatelo eleggere direttamente a loro il presidente del consiglio. Fategli scegliere le leggi, fategli detassare tutto il detassabile, fategli togliere l'Ici sull'ottava casa e sul trentesimo yacht, diamogli gli incentivi, permettiamogli di decidere i contratti senza consultarsi coi sindacati, e per chi fa la pipì durante l'ore di lavoro, detrazione dalla busta paga!
Bene signori, se questa è la destra presentabile, vi prego lasciatemi cadere e non gridate AZZICC U NONN!

sabato 13 novembre 2010

Intervento durante il Congresso della Federazione della Sinistra



Vi riporto quasi fedelmente le parole dette al congresso di Como della Federazione della Sinistra

Compagne e compagni, buonasera. Mi presento, io sono Andrea, ho 26 anni e sono comunista. In una società in cui il termine comunista assume sempre più una accezione dispregiativa e derisoria, sembra una scelta coraggiosa definirsi tali. Badate bene, ho detto comunista. Credo che, poco importi sapere se sono di Rifondazione, dei Comunisti Italiani, di Socialismo 2000. C'è bisogno di unità compagni. Unità nelle lotte, nelle scelte e nelle azioni. Tutto in un sentimento di uguaglianza, di comunione di intenti, di un uso dello strumento-partito come collante dove ogni compagno possa pesare ugualmente nelle decisioni, così che ognuno di noi possa sentirsi fiero di poter dire: io sono comunista, io sono della Federazione della Sinistra.
Il mio intervento, in realtà, si centra su un problema comunicativo che oggettivamente noi abbiamo. Lo faccio con cognizione di causa. In primis, perché militante ormai da una decina di anni. Successivamente perchè il mio impegno accademico-universitario nel corso di laurea in Comunicazione politica, mi ha fatto capire quanto è importante il come spieghiamo alla gente le nostre lotte, ma soprattutto le nostre ragioni.
Compagni, in una società mediale come è quella attuale, nella quale tutto è filtrato da mezzi di comunicazione, nella quale il contatto visivo e fisico fra esseri umani è ormai ridotto all'osso, in una società in cui il concetto di piazza ha avuto un lento e progressivo declino rimpiazzato dai talk show, un modo di far politica ancorato ai vecchi standard comunicativi perde tutta la sua forza. Mi spiego: ad esempio, ai compagni giovani con cui mi trovo a lavorare, cerco di far capire, sempre, l'importanza dell'immagine e del titolo di impatto di un volantino. Un volantino fitto di informazioni verrà cestinato, proprio perchè la frenesia dell'uomo del terzo millennio non prevede quell'attimo che serve per leggere e capire quelle informazioni. Lo spazio dato alle informazioni, quindi, diventa selettivo ed è chiaramente l'immagine a colpire l'attenzione del cittadino-elettore. Chiaro, non sto dicendo di riproporre la copertina di Panorama, non è nelle mie intenzioni. Fa specie, e ve lo dico con tutta onestà, che i più restii al cambiamento comunicativo siano proprio i compagni più giovani, i compagni che più facilmente dovrebbero ricevere i cambiamenti della nostra società. Spiego loro, allora, che non è necessario impoverire il proprio linguaggio e la propria cultura politica per far comprendere agli altri il proprio messaggio. Dico loro che si può e si deve cambiare modo di dire le cose, senza aver paura di risultare meno brillanti o meno preparati. Siamo nell'era di Facebook, del cellulare che fa anche il caffè; siamo in un'era in cui si rischia di essere schiacciati fra la sinistra borghese e radical chic e i comunisti avventisti delle formazioni volontariamente extraparlamentari. Compagni, bisogna cambiare e per cambiare non c'è bisogno di essere poeti!

sabato 30 ottobre 2010

Neoqualunquismi e forme d'arte simili



A volte mi chiedo perchè devo essere partecipe, volutamente silenzioso, di discussioni d'arte oratoria, in cui uno ha il mio completo appoggio e l'altro si arrocca in maniera feudale su posizioni evidentemente precostituite.
Oggi è un giorno come gli altri. Raggiungo i miei compagni in università, ed eccoli discutere, al solito loro, con una ragazza (e mi stupisco della quantità di gente che conoscono). Si parla delle annose questioni che “attanagliano” le vite di un comunista oggigiorno: e la Cina, e Cuba, e “il mondo è cambiato”, e “non ci sono più le mezze stagioni”, “un giorno capiranno”, “e in Unione Sovietica si stava peggio”, etc, etc, etc. Il mio, come al solito, diventa un ascolto passivo; dopo anni di accesi dibattiti con la gente più disparata, hai smesso di aver voglia di scontrarti col mondo intero, quando ormai la bolla demoniaca di comunista ti si è cucita addosso, perciò tutto quello che dirai sarà contro il buon senso e contro il bene comune.
E' frustrante, sapete. I miei compagni hanno ancora la forza di cercare di fare ragionare le persone, di starci anche un paio di ore. Io non più. Se poi incontro quelli che si sentono più comunisti di te, perchè ahimè ci sono, la musica cambia ma tu sarai sempre un “social-democratico borghese, che gioca a fare il comunista”, come gli hanno insegnato a dire in qualche chiesa avventista/internazionalista.
Non è di certo un gettare la spugna il mio; è ben altro. Nella mia assenza di spirito di confronto con chi fa della frase fatta e qualunquista il suo credo, o che fa del suo essere superiore atto di discredito, non si nasconde un arrendersi aprioristico. E' il voler evitare di essere cattivi o come suggerivo oggi il non voler dire “Ti va bene così la società? E allora muori capitalista e precaria!”. Come fai a spiegare a queste persone che non vedono oltre il proprio naso che il padrone non vorrà mai rinunciare a fare maggiore profitto e che poco si interessa dei “suoi” dipendenti. Che il padrone ama delocalizzare non perchè vuol portare lavoro in quei Paesi sfortunati, ma perchè in Polonia, in Romania e in un qualsiasi paese dell'Est Europa paga la forza lavoro meno della metà che in Italia? Il capitalista cosa propone allora? Ribassatevi il salario, lavorate di più e rinunciate ai vostri diritti elementari (Marchionne docet), così potete essere competitivi con questi Paesi. Una logica normale prevederebbe che si aumentassero gli stipendi degli operai dell'Est, invece di abbassare i nostri. Una Unione Europea, così “attenta” alla sorte economica dei suoi cittadini, dovrebbe garantire pari dignità e diritti a tutti gli operai del continente. Invece cosa fa? Permette semplificazioni enormi a chi sceglie di delocalizzare le proprie aziende.
Da una parte il lavoratore del secondario soffre le delocalizzazioni, dall'altra parte l'operante nel terziario non se la vede molto meglio, costretto come è ad accontentarsi di lavori a progetto, o a chiamata, e altre stronzate simili che solo Confindustria poteva partorire.
Ma secondo voi la CLASSE operaia (c'è chi mette in discussione il concetto di classe, senza accorgersi che basta aprire il suo portafoglio per vedere quanto sia giusto parlare di questo nel terzo millennio) si rende conto? Assolutamente no, se una cosa non la tocca si preferisce stare tranquilli. E si ritorna al solito discorso dell'assopimento. Mentre qui i capitalisti gestiscono le nostre vite a loro profitto, siamo tutti a parlare del monolocale di Montecarlo, dell'omicidio di Sarah Scazzi e del caso di Ruby (fa molto ridere questo nome accostato a quello di Silvio Berlusconi; a volte è il destino che ci si mette). Accendete il vostro televisore 3d, collegate la vostra Playstation3 e divertitevi. Lì fuori è un mondo per grandi!

martedì 19 ottobre 2010

A come atrocità...ritratti di un'Italia violenta


“Babbari” parafrasando uno dei più inquietanti e stravaganti personaggi di Diego Abatantuono. Ecco cosa mi viene in mente pensando all'ondata di violenza che questo mese di ottobre ha portato nelle case degli italiani.
Violenza pura, truculenta e quanto mai ingiustificata. Orde di assatanati che picchiano selvaggiamente un tassista a Milano; giovane che uccide con un pugno una donna a Roma per un biglietto della metro (se fosse stato rumeno o ecuadoregno, non avrei potuto fare a meno di inquinare i miei occhi con le fiaccolate anti-immigrazione della Lega Nord e di Forza Nuova); famiglia avetranese che ammazza una ragazzina.
Un Paese, il nostro, in preda al più spregiudicato Far West. Esecuzioni sommarie da film di John Ford, ghigliottine, impiccagioni e quant'altro...ecco le proposte di pena esemplare avanzate in questi giorni a furor di popolo sul maggiore social network mondiale. Furibondi con tutto e tutti. Le più recondite ansie e brutalità dell'animo umano che prendono il sopravvento sulla ragione e il buon senso. Ma chi e cosa ha portato a questo grado di esasperazione e di odio sociale?
Quanto è possibile ricollegare questo imbarbarimento alla dilagante ignoranza mista al mero individualismo che impera in questa società? Si, siamo sempre più ignoranti e sempre più egoisti. Non voglio e non posso immaginare che è questo il mondo che lascerò a mio figlio. Lotto e lotterò sempre perchè lui possa vivere in una società giusta e civile, non in questo coacervo di invasati sostenitori della legge del taglione. A scuola, ricordo, mi hanno insegnato che la società dell'uomo è ormai destinata ad una continua evoluzione, ad un progresso non solo tecnologico, ma anche sociale e culturale. Questi ultimi tipi di avanzamento, però, siamo sinceri, non corrispondono alla realtà. Non è che un I-Pad o un wi-fi dovunque, possono servire a chi fa, della giustizia e della solidarietà, un discorso da uomo di Neanderthal. “Wilma, la clava” direbbe Fred Flinstone!
Non posso nascondere che una spiegazione a tutto questo me la sia data. Questo continuo attacco nei confronti della giustizia italiana ha infettato la maggioranza di italiani, che non ha più fiducia in chi è delegato a scegliere quali pene siano le più giuste per chi commette reati. Ed allora si dia il via alle manifestazioni forcaiole in piazza o nel web. O si dia il via alla giustizia fai da te. O ci si prenda a cazzotti perchè c'è chi non rispetta la fila. Rimpiango il buon uso della parola e della dialettica, utilizzate per dissipare a volte rancori volanti. L'insulto “bonario” o la battuta velenosa sono stati chiusi in soffitta e al loro posto sono arrivati i coltelli e i pugni.
Per concludere, sottolineo quale paura ho per le sorti della giustizia italiana. Ho timore che in un futuro non tanto prossimo, la pena per un uomo reo sarà televotata con un sms al 440230 (servizio in abbonamento). Spero solo che, quando tutto questo sarà realtà, siano aperte le stazioni di rifugio lunare ed io potrò scappare lì, lottando perchè “Un'altra luna è possibile”!

domenica 3 ottobre 2010

Anni a piombini




“Pago per le mie idee”. Maurizio Belpietro, direttore del quotidiano Libero (ahahahah), commenta così la notizia del tentativo di attentato che ha subito tra il 29 e il 30 settembre.
I telegiornali e i quotidiani, i politici e gli altri personaggi circensi che circolano liberamente nei palazzi del potere di Italiaset, si affrettano ad azzardare il ritorno agli anni di piombo.
Credo sia profondamente ridicolo cercare parallelismi con quell'epoca. A rischiare e perdere la vita erano veri giornalisti e vere personalità, non esseri come la ipotizzata vittima.
Nelle ultime ore, però, si fanno avanti nuovi ed interessanti sviluppi della vicenda. Sta emergendo, infatti, e sempre più inequivocabilmente, che è tutta una balla. Ad essere additato dell'invenzione è proprio il capo della scorta di Belpietro (ci sarebbe molto da dire sull'assegnazione di scorte a certi personaggi come il direttore di Libero e come il “senatore” Marcello Dell'Utri). Questo tutore dell'ordine pare sia stato inventore già in passato di finti attentati come all'ex capo del Pool Mani Pulite Gerardo D'Ambrosio. Incredibile davvero la storia condita da pistole che si inceppano, inseguimenti sulle scale e dalla sparizione ectoplasmatica del probabile terrorista assassino di Belpietro.
Ridicolo, tutto questo è ridicolo. Sono continuamente alla ricerca di martiri, quelli dell'intelligence berlusconiana. Schifani, Dell'Utri e il giornalista sono tutte vittime dell'odio scatenato dalla sinistra. Non poniamo quindi l'accento sugli articolo del direttore di Libero che, a piè sospinto, come il suo omologo del Giornale Vittorio Feltri, aprono spesso le loro testate con titoli altisonanti e non certo carichi di buone intenzioni. (uno su tutti, da ricordarsi, è il titolo il giorno dopo l'assalto delle truppe israeliane alla flotta di aiuti umanitari diretti in Palestina, “Israele ha fatto bene”).
La servitù in Italia, come nel mondo civilizzato, è un retaggio del passato, una cosa più che superata. La prostituzione intellettuale, però, è ancora più grave, ed il buon Belpietro ne è il simbolo più accecante. Chiudo questo pezzo modificando un po' le sue parole di commento all'improbabile attacco terroristico subito giorni fa. Carissimo Maurizio dovresti dire: “Pagato per le mie idee”. Di sicuro suonerebbe meglio, e più consono alla realtà e alla verità, parole delle quali, purtroppo, non ricordi più il significato.

domenica 19 settembre 2010

Simbolismi alpini



"Il palazzo è un simbolo, come lo è l'atto di
distruggerlo. Sono gli uomini che
conferiscono potere ai simboli. Da solo un
simbolo è privo di significato, ma con un
bel numero di persone alle spalle fare
saltare un palazzo può cambiare il mondo." V per Vendetta

Iniziare il mio nuovo pezzo con questa frase è una dedica alla mia fidanzata, che proprio con questa frase chiude la presentazione della sua tesi di laurea. Brava amore...

Ebbene sì, parliamo di simboli. Adro 2010 come l'italica Roma del Ventennio e la ariana Berlino nazista. Argomento ostico quello dei simboli e dei segni. La mia carriera universitaria è tutta una semiotica, ho i brividi al solo pensiero. Ore ed ore di sonno perse, perchè realmente non ci si capiva e non ci si capisce una mazza. (ovviamente non mi pongo nemmeno lontanamente con i dottori o gli ingegneri che leggeranno questo pezzo).
In Italia i simboli sono importanti. Vedi le croci che campeggiano dovunque...le tante sigarette attraversate da una barra trasversale rossa...eppure il sole delle Alpi in una scuola elementare non ce lo aspettavamo..sarà un preludio di scuola simil-Villaggio dei dannati (quel capolavoro cinematografico degli anni '60, poi anche riproposto nel remake anni Novanta).
Questa storia, però, a prima botta, mi ha ricordato un altro film, Pleasentville. Il lungometraggio parla di una cittadina perfetta, dove i ragazzi non sanno nulla, le biblioteche sono piene di libri bianchi e il diverso è a colori, mentre tutto il resto è in bianco e nero. Dove oltre Pleasentville non c'è nulla. Il diverso, e ciò che è diverso, viene osteggiato e perseguito con violenza fisica e verbale. Chi vuole fare di Adro una nuova Pleasentville? La Scuola, dedicata a Miglio, il padre della fantomatica Padania e delle altre due macroregioni italiane, è già stracolma di Sole delle Alpi (simbolo della Lega Nord)..sui cestini, sulle porte, sulle sedie...credo manchi proprio dove ce n'era più bisogno...dove può davvero dare ispirazione..nell'interno dei bagni, proprio sulle porte dei gabinetti..
Talmente ridicola e triste questa storia, che persino Maroni, il ministro degli Interni nonchè uno dei maggiori leader del Carroccio, si è detto perplesso su questa modalità di istruzione. La signora Gelmini (che dolore chiamarla ministro), un primo momento terrorizzata dalle reazioni padane non aveva battuto ciglio, per poi rinsavire, rinfrancata dalle posizioni non concilianti del collega, e decidere la rimozione dell'esuberante simbologia padana.
Segnali di sdegno anche dalle altre forze politiche, corse ad Adro a manifestare contro questo scempio. Ma i cittadini della piccola località bresciana cosa dicono? Nulla! Fa riflettere e mette i brividi questa cosa...barattare la capacità intellettuale dei propri figli in nome di una struttura nuova verde fiammante.
No signori miei, questo no! Non ve lo permettiamo..è ingiusto che i vostri figli, già bombardati da mattina a sera dalle telepromozioni berlusconiane, siano sottoposti all'irradiazione continua del sole delle Alpi. Rincoglioniti sarete voi...ma vi prego lasciate una speranza alle prossime generazioni..contro ogni Pleasentville.

domenica 5 settembre 2010

AAA cercasi Dio, no perditempo



In questi giorni, mentre l'Italia pare essersi risvegliata da un torpore immobilizzante con le contestazioni più che mai giuste a Dell'Utri e più organizzate, emulative e meno chiare a Schifani, è una nuova uscita del Papa a far discutere l'opinione pubblica.
In sostanza il pastore tedesco ha affermato, alle migliaia di giovani accorsi alla "messa preparatoria" in vista della Giornata Mondiale della Gioventù (a cui io preferirei aggiungere Cattolica o dei movimenti "Tutti pazzi per Ratzi"), che il posto fisso non è tutto nella vita, suggerendo di ricercare prima Dio.
Ancora più divertente è sentire Ratzinger fare riferimento alle proprie esperienze giovanili. Peccato abbia tralasciato i suoi trascorsi nella Gioventù Hitleriana.
Il mio suggerimento allora è semplice. Tutti preti!!! Sì..fai tutto insieme senza grossi intoppi..trovi Dio (senza che nessuno possa dirti niente), hai il posto fisso (più vitto e alloggio garantiti dall'8 per mille), fai felice in un sol colpo l'intero establishment clericale e la tua famiglia che ti vede sistemato. La vocazione non è importante. Non è tutto.
Oh pastore pastore, in questo Paese, di cui pare tu non abbia assolutamente il polso se fai questo tipo di affermazioni (a cui poi cerchi di porre rimedio dicendo che il posto fisso è un problema comunque pressante), il lavoro più gratificante per un giovane è dare ripetizioni in nero a qualche figlio di borghesotto, incapace di leggere o scrivere in italiano. Tutti o quasi vengono assunti con contratti che definire fantasiosi è poco. Contratto a chiamata, contratto a progetto co.co.pro. (del quale chi è assunto non sa mai i termini), contratto di collaborazione continuativa co.co.co., contratto a punti (controllano sulla tua tessera Feltrinelli), contratto a meteo (oggi sole lavori, domani pioggia a casa) e altri contratti futuribili da poter ricercare nell'inventiva della Confindustria.
Caro Ratzinger, ci può spiegare come fare a ricercare Dio se non abbiamo la serenità e la tranquillità per farlo? Se vuole facciamo così..ci ospita tutti a Castel Gandolfo, ci fa mangiare e ci fa pensare, senza influenzarci, e noi cerchiamo Dio. A proposito...c'è questo signore grosso che da mesi la sta cercando, dice di chiamarsi Jahvè (presunto figlio di hippie, solo loro danno questi nomi strambi ai figli), pare un po'incazzato. Che faccio? Glielo mando?

domenica 29 agosto 2010

Risposta della Francia alla Padania



Cari popoli padani,

avendo ricevuto la Vs richiesta di annessione al suolo francese, abbiamo felicemente appreso la Vs volontà di entrare a far parte dello stato fautore del motto Libertè, Egalitè e Fraternitè.
C'è però un piccolo problema che Vi esponiamo subito. In quanto popolo che si ritiene Stato, ci è impossibile acconsentire alla Vs richiesta, in quanto la Padania è da considerarsi stato fuori dall'Unione Europea, e quindi extracomunitario. In materia di cittadini extraeuropei, sapete che la nostra legislazione è ferrea. Riempire il Paese di milioni e milioni di noncomunitari, ci creerebbe non pochi problemi negli uffici immigrazione. Visti, controvisti, test del Dna, blocchereste l'intero apparato burocratico francese.
E poi Borghezio e Gentilini sarebbero un ulteriore grosso ostacolo. C'è da pensarli in fila negli edifici preposti alla regolarizzazione, insieme a cittadini africani, asiatici e sudamericani. Il primo che col Cif cerca di pulire tutta la sala d'attesa, il secondo che inveisce contro i gatti persiani e i koala neozelandesi, proprio come ha fatto con le razze canine esterofile in Italia. No, no, guardate non se ne può fare nulla. L'accordo di Schengen parla chiaro.
E poi, per favore, lasciate stare i Galli e i Celti. Già han tanti problemi loro, tra capodanni, cartoni animati e rune. Loro di sicuro non santificavano il Dio Po.
Ragionate..siete un popolo razzista, cinofobo e adoratore di fiumi...noi che siamo razionali, esteti e multietnici (l'importante è che non sono rom, ma questo non basta) non possiamo accettarVi proprio. E va bene essere fortemente nazionalisti, su questo ci arriviamo, ma fin da adorare un fiume...ma dai...
Mi dispiace annunciarVi ufficialmente che la Francia non si accollerebbe questo tipo di problematiche.
Vi auguriamo una buona giornata.
P.S. per ringraziarVi in dono Vi mandiamo Le Pen, sicuri di farVi cosa gradita.

Il Sottosegretario agli Esteri
Jean Paul Garnier L'Oreal

lunedì 23 agosto 2010

Richiesta di annessione della Padania alla Francia



Caro Sarkozy e Beato Popolo di Francia,

la Repubblica Padana chiede ufficialmente alle SV il permesso di indire un referendum per l'annessione delle nostre terre alla grande madre Francia.
Le vostre politiche economiche e le vostre battaglie sull'integrazione hanno convinto noi popoli del Nord che le terre d'Oltralpe meritano il sommo rispetto e la devozione totale.
I vostri ammirabili e invidiabili metodi di trattamento della maggiore piaga che l'Europa e il mondo civilizzato abbia mai conosciuto, i rom, ci hanno fatto aprire gli occhi su quanto si possa fare e quali siano i margini per una azione concreta contro questo flagello.
I Rom sono dappertutto ormai. Nei nostri quartieri, nelle nostre città e pian piano si inseriscono nelle nostre vite, attraverso vari escamotage. In primis sono nei nostri computer, nell'hardware dei nostri pc, fungendo da memoria indelebile (Read Only Memory, ROM appunto). Poi sono anche nei supporti esterni, nei cd. Infine hanno preso la capitale dello stato che ci schiavizza da secoli, l'Italia (non è un caso se all'estero ci conoscano per il nostro slogan ROMa ladrona). Per di più hanno cercato di gabbarci cambiando la vocale nel mezzo: prima rUm per farci ubriacare, poi rEm per farci ascoltare buona musica, ed infine rAm per inserirsi ancora più profondamente nei nostri personal computer. Non è possibile continuare così. Già abbiamo tanti problemi, coi Maometto che girano col turbante in testa, con gli africani che derubano le vecchiette in fila all'Euronics, ci si mettono pure i Rom. E i terroni? Uhhhh...non vi diciamo. Fortuna che parte di loro è tanto scema da credere che il benessere economico sia anche per loro. Invece il buon Formigun, il grande Zaia e l'eccellente Cota san bene che i soldi di Lombardia, Piemonte e Veneto col federalismo fiscale ce li si pappa fra noi. E' finita la pacchia luridi romani, Si vabbè, abbiamo anche qualche ministro lì a ROMa ladrona, ma ce l'abbiam messo per controllare che quei romanacci non si mangino tutto. Con Credinord abbiamo fatto vedere che coi soldi ci sappiamo fare, quindi la Paribas farebbe bene ad abbandonare le banche nordafricane per unirsi alla nostra. Già ci immaginiamo "Credinord Paribas".
Nel farVi i nostri più entusiastici complimenti, vi chiediamo ufficialmente di annetterci al Vostro territorio.
Sperando che non sia un grosso problema se ci portiamo anche Borghezio e Gentilini, vi auguriamo una buona giornata.
In fede
I Popoli Padani

martedì 17 agosto 2010

Risposte da sussidiario ( per il giornale A piena voce)



Diceva il compagno Majakovskij "Non rinchiuderti, partito, nelle tue stanze". Ed
ecco allora che la nostra Associazione decide di aprirsi alle vostre domande e
alle vostre critiche. A rispondere sarà uno dei nostri redattori, Andrea Cazzato.
Oggi pubblichiamo una mail ricevuta giorni addietro da una ragazza, che si è
firmata °°BaRbIe_TrUzZiNa°°. Cogliamo l'occasione per ringraziarla.

Caro A piena voce,
ho letto l'ultimo numero del vostro quotidiano. Sinceramente, se propio la devo
dire ttt, nn so che cs continuate a scrivere voi comunisti ebrei. Cioè, io non lo
comprato il vostro giornale, la portato mia sore dall'uni dove studia ke si vuole
laureare in giurispondenza e nn si puo sentire piu ke continuate a dire ke siete
comunisti. Cioè, io quando sento comunista, mi sento ke mi prende tipo un conato
di schifo-vomito, allora accendo il pod e mi sento l'ultima di David Guetta ke
cioè ci capisco un cifro. Cioè da quello ke ho studiato a scuola e da quello ke mi
dice l'amico frate dei Gs, voi avete ammazzato milioni di miliardi di uomini. E ke
altro ke i campi di concertamento, voi le foibe avete fatto. Come fate a dirvi
comunisti ancora, cioè assassini. Cmq io non mi piace la politica, a me piace
uscire coi tipelli per andare la sera alla disco ke cioè ci divertiamo di più e
sinceramente i teleggiornali parlano sempre di voi comunisti come fini, di pietro,
veltroni, e poi quello ke piace quando lo fanno agli uomini (bocchino, ndr) ..
cioè basta...l'unico teleggiornale ke mi piace è quello di ITALIAAAAAUNO!!! che
parla di cose ke piacciono a noi. Poi voi si vede ke siete emo ke non vi piace
divertirvi, ke vi tagliate. Basta comunisti froci.


Cara °°BaRbIe_TrUzZiNa°°,
ti ringrazio a nome di tutto il giornale per averci allietato con le tue parole.
Non so da dove cominciare, la tua lettera è carica di spunti da affrontare
minuziosamente, e non so se l'intero spazio a noi dedicato basti a poterti
esaurientemente rispondere.
In primis vorrei dirti che ho trovato grosse difficoltà a leggere quello che hai
scritto, si nota che sei carica di rabbia verso il diverso da doverli per forza
accomunare tutti insieme (comunista frocio, comunista ebreo). Una dote
encomiabile, non c'è che dire. Poi vorrei capire perchè i tuoi fantastici genitori
hanno deciso di dedicarsi solamente alla cultura di una figlia, trascurando
completamente l'altra. Io, fossi stato in te, avrei chiamato il Telefono Azzurro
(a proposito il numero è 1.96.96). Guardo te e molti dei tuoi simili e sospiro. La
vostra cultura è tutte nelle frasi di Moccia dei Baci Perugina. Una volta erano
così buoni i Baci Perugina. Perchè rovinarceli, avvolgendoli nella merda?
E comunque senti al tuo amico Andrea. Continua ad andare ai Gs di Giussani,
continua a vedere Studio Aperto, se ci sei fatti un abbonamento al Giornale di
Vittorio Feltri e il giorno delle elezioni vai a mare se c'è bel tempo, altrimenti
c'è un outlet aperto ogni santo giorno in Svizzera. Vai lì. Un'altra cosa? Un
favore all'umanità..non procreare.
Cordialmente tuo
Andrea Cazzato