domenica 19 settembre 2010

Simbolismi alpini



"Il palazzo è un simbolo, come lo è l'atto di
distruggerlo. Sono gli uomini che
conferiscono potere ai simboli. Da solo un
simbolo è privo di significato, ma con un
bel numero di persone alle spalle fare
saltare un palazzo può cambiare il mondo." V per Vendetta

Iniziare il mio nuovo pezzo con questa frase è una dedica alla mia fidanzata, che proprio con questa frase chiude la presentazione della sua tesi di laurea. Brava amore...

Ebbene sì, parliamo di simboli. Adro 2010 come l'italica Roma del Ventennio e la ariana Berlino nazista. Argomento ostico quello dei simboli e dei segni. La mia carriera universitaria è tutta una semiotica, ho i brividi al solo pensiero. Ore ed ore di sonno perse, perchè realmente non ci si capiva e non ci si capisce una mazza. (ovviamente non mi pongo nemmeno lontanamente con i dottori o gli ingegneri che leggeranno questo pezzo).
In Italia i simboli sono importanti. Vedi le croci che campeggiano dovunque...le tante sigarette attraversate da una barra trasversale rossa...eppure il sole delle Alpi in una scuola elementare non ce lo aspettavamo..sarà un preludio di scuola simil-Villaggio dei dannati (quel capolavoro cinematografico degli anni '60, poi anche riproposto nel remake anni Novanta).
Questa storia, però, a prima botta, mi ha ricordato un altro film, Pleasentville. Il lungometraggio parla di una cittadina perfetta, dove i ragazzi non sanno nulla, le biblioteche sono piene di libri bianchi e il diverso è a colori, mentre tutto il resto è in bianco e nero. Dove oltre Pleasentville non c'è nulla. Il diverso, e ciò che è diverso, viene osteggiato e perseguito con violenza fisica e verbale. Chi vuole fare di Adro una nuova Pleasentville? La Scuola, dedicata a Miglio, il padre della fantomatica Padania e delle altre due macroregioni italiane, è già stracolma di Sole delle Alpi (simbolo della Lega Nord)..sui cestini, sulle porte, sulle sedie...credo manchi proprio dove ce n'era più bisogno...dove può davvero dare ispirazione..nell'interno dei bagni, proprio sulle porte dei gabinetti..
Talmente ridicola e triste questa storia, che persino Maroni, il ministro degli Interni nonchè uno dei maggiori leader del Carroccio, si è detto perplesso su questa modalità di istruzione. La signora Gelmini (che dolore chiamarla ministro), un primo momento terrorizzata dalle reazioni padane non aveva battuto ciglio, per poi rinsavire, rinfrancata dalle posizioni non concilianti del collega, e decidere la rimozione dell'esuberante simbologia padana.
Segnali di sdegno anche dalle altre forze politiche, corse ad Adro a manifestare contro questo scempio. Ma i cittadini della piccola località bresciana cosa dicono? Nulla! Fa riflettere e mette i brividi questa cosa...barattare la capacità intellettuale dei propri figli in nome di una struttura nuova verde fiammante.
No signori miei, questo no! Non ve lo permettiamo..è ingiusto che i vostri figli, già bombardati da mattina a sera dalle telepromozioni berlusconiane, siano sottoposti all'irradiazione continua del sole delle Alpi. Rincoglioniti sarete voi...ma vi prego lasciate una speranza alle prossime generazioni..contro ogni Pleasentville.

domenica 5 settembre 2010

AAA cercasi Dio, no perditempo



In questi giorni, mentre l'Italia pare essersi risvegliata da un torpore immobilizzante con le contestazioni più che mai giuste a Dell'Utri e più organizzate, emulative e meno chiare a Schifani, è una nuova uscita del Papa a far discutere l'opinione pubblica.
In sostanza il pastore tedesco ha affermato, alle migliaia di giovani accorsi alla "messa preparatoria" in vista della Giornata Mondiale della Gioventù (a cui io preferirei aggiungere Cattolica o dei movimenti "Tutti pazzi per Ratzi"), che il posto fisso non è tutto nella vita, suggerendo di ricercare prima Dio.
Ancora più divertente è sentire Ratzinger fare riferimento alle proprie esperienze giovanili. Peccato abbia tralasciato i suoi trascorsi nella Gioventù Hitleriana.
Il mio suggerimento allora è semplice. Tutti preti!!! Sì..fai tutto insieme senza grossi intoppi..trovi Dio (senza che nessuno possa dirti niente), hai il posto fisso (più vitto e alloggio garantiti dall'8 per mille), fai felice in un sol colpo l'intero establishment clericale e la tua famiglia che ti vede sistemato. La vocazione non è importante. Non è tutto.
Oh pastore pastore, in questo Paese, di cui pare tu non abbia assolutamente il polso se fai questo tipo di affermazioni (a cui poi cerchi di porre rimedio dicendo che il posto fisso è un problema comunque pressante), il lavoro più gratificante per un giovane è dare ripetizioni in nero a qualche figlio di borghesotto, incapace di leggere o scrivere in italiano. Tutti o quasi vengono assunti con contratti che definire fantasiosi è poco. Contratto a chiamata, contratto a progetto co.co.pro. (del quale chi è assunto non sa mai i termini), contratto di collaborazione continuativa co.co.co., contratto a punti (controllano sulla tua tessera Feltrinelli), contratto a meteo (oggi sole lavori, domani pioggia a casa) e altri contratti futuribili da poter ricercare nell'inventiva della Confindustria.
Caro Ratzinger, ci può spiegare come fare a ricercare Dio se non abbiamo la serenità e la tranquillità per farlo? Se vuole facciamo così..ci ospita tutti a Castel Gandolfo, ci fa mangiare e ci fa pensare, senza influenzarci, e noi cerchiamo Dio. A proposito...c'è questo signore grosso che da mesi la sta cercando, dice di chiamarsi Jahvè (presunto figlio di hippie, solo loro danno questi nomi strambi ai figli), pare un po'incazzato. Che faccio? Glielo mando?

domenica 29 agosto 2010

Risposta della Francia alla Padania



Cari popoli padani,

avendo ricevuto la Vs richiesta di annessione al suolo francese, abbiamo felicemente appreso la Vs volontà di entrare a far parte dello stato fautore del motto Libertè, Egalitè e Fraternitè.
C'è però un piccolo problema che Vi esponiamo subito. In quanto popolo che si ritiene Stato, ci è impossibile acconsentire alla Vs richiesta, in quanto la Padania è da considerarsi stato fuori dall'Unione Europea, e quindi extracomunitario. In materia di cittadini extraeuropei, sapete che la nostra legislazione è ferrea. Riempire il Paese di milioni e milioni di noncomunitari, ci creerebbe non pochi problemi negli uffici immigrazione. Visti, controvisti, test del Dna, blocchereste l'intero apparato burocratico francese.
E poi Borghezio e Gentilini sarebbero un ulteriore grosso ostacolo. C'è da pensarli in fila negli edifici preposti alla regolarizzazione, insieme a cittadini africani, asiatici e sudamericani. Il primo che col Cif cerca di pulire tutta la sala d'attesa, il secondo che inveisce contro i gatti persiani e i koala neozelandesi, proprio come ha fatto con le razze canine esterofile in Italia. No, no, guardate non se ne può fare nulla. L'accordo di Schengen parla chiaro.
E poi, per favore, lasciate stare i Galli e i Celti. Già han tanti problemi loro, tra capodanni, cartoni animati e rune. Loro di sicuro non santificavano il Dio Po.
Ragionate..siete un popolo razzista, cinofobo e adoratore di fiumi...noi che siamo razionali, esteti e multietnici (l'importante è che non sono rom, ma questo non basta) non possiamo accettarVi proprio. E va bene essere fortemente nazionalisti, su questo ci arriviamo, ma fin da adorare un fiume...ma dai...
Mi dispiace annunciarVi ufficialmente che la Francia non si accollerebbe questo tipo di problematiche.
Vi auguriamo una buona giornata.
P.S. per ringraziarVi in dono Vi mandiamo Le Pen, sicuri di farVi cosa gradita.

Il Sottosegretario agli Esteri
Jean Paul Garnier L'Oreal

lunedì 23 agosto 2010

Richiesta di annessione della Padania alla Francia



Caro Sarkozy e Beato Popolo di Francia,

la Repubblica Padana chiede ufficialmente alle SV il permesso di indire un referendum per l'annessione delle nostre terre alla grande madre Francia.
Le vostre politiche economiche e le vostre battaglie sull'integrazione hanno convinto noi popoli del Nord che le terre d'Oltralpe meritano il sommo rispetto e la devozione totale.
I vostri ammirabili e invidiabili metodi di trattamento della maggiore piaga che l'Europa e il mondo civilizzato abbia mai conosciuto, i rom, ci hanno fatto aprire gli occhi su quanto si possa fare e quali siano i margini per una azione concreta contro questo flagello.
I Rom sono dappertutto ormai. Nei nostri quartieri, nelle nostre città e pian piano si inseriscono nelle nostre vite, attraverso vari escamotage. In primis sono nei nostri computer, nell'hardware dei nostri pc, fungendo da memoria indelebile (Read Only Memory, ROM appunto). Poi sono anche nei supporti esterni, nei cd. Infine hanno preso la capitale dello stato che ci schiavizza da secoli, l'Italia (non è un caso se all'estero ci conoscano per il nostro slogan ROMa ladrona). Per di più hanno cercato di gabbarci cambiando la vocale nel mezzo: prima rUm per farci ubriacare, poi rEm per farci ascoltare buona musica, ed infine rAm per inserirsi ancora più profondamente nei nostri personal computer. Non è possibile continuare così. Già abbiamo tanti problemi, coi Maometto che girano col turbante in testa, con gli africani che derubano le vecchiette in fila all'Euronics, ci si mettono pure i Rom. E i terroni? Uhhhh...non vi diciamo. Fortuna che parte di loro è tanto scema da credere che il benessere economico sia anche per loro. Invece il buon Formigun, il grande Zaia e l'eccellente Cota san bene che i soldi di Lombardia, Piemonte e Veneto col federalismo fiscale ce li si pappa fra noi. E' finita la pacchia luridi romani, Si vabbè, abbiamo anche qualche ministro lì a ROMa ladrona, ma ce l'abbiam messo per controllare che quei romanacci non si mangino tutto. Con Credinord abbiamo fatto vedere che coi soldi ci sappiamo fare, quindi la Paribas farebbe bene ad abbandonare le banche nordafricane per unirsi alla nostra. Già ci immaginiamo "Credinord Paribas".
Nel farVi i nostri più entusiastici complimenti, vi chiediamo ufficialmente di annetterci al Vostro territorio.
Sperando che non sia un grosso problema se ci portiamo anche Borghezio e Gentilini, vi auguriamo una buona giornata.
In fede
I Popoli Padani

martedì 17 agosto 2010

Risposte da sussidiario ( per il giornale A piena voce)



Diceva il compagno Majakovskij "Non rinchiuderti, partito, nelle tue stanze". Ed
ecco allora che la nostra Associazione decide di aprirsi alle vostre domande e
alle vostre critiche. A rispondere sarà uno dei nostri redattori, Andrea Cazzato.
Oggi pubblichiamo una mail ricevuta giorni addietro da una ragazza, che si è
firmata °°BaRbIe_TrUzZiNa°°. Cogliamo l'occasione per ringraziarla.

Caro A piena voce,
ho letto l'ultimo numero del vostro quotidiano. Sinceramente, se propio la devo
dire ttt, nn so che cs continuate a scrivere voi comunisti ebrei. Cioè, io non lo
comprato il vostro giornale, la portato mia sore dall'uni dove studia ke si vuole
laureare in giurispondenza e nn si puo sentire piu ke continuate a dire ke siete
comunisti. Cioè, io quando sento comunista, mi sento ke mi prende tipo un conato
di schifo-vomito, allora accendo il pod e mi sento l'ultima di David Guetta ke
cioè ci capisco un cifro. Cioè da quello ke ho studiato a scuola e da quello ke mi
dice l'amico frate dei Gs, voi avete ammazzato milioni di miliardi di uomini. E ke
altro ke i campi di concertamento, voi le foibe avete fatto. Come fate a dirvi
comunisti ancora, cioè assassini. Cmq io non mi piace la politica, a me piace
uscire coi tipelli per andare la sera alla disco ke cioè ci divertiamo di più e
sinceramente i teleggiornali parlano sempre di voi comunisti come fini, di pietro,
veltroni, e poi quello ke piace quando lo fanno agli uomini (bocchino, ndr) ..
cioè basta...l'unico teleggiornale ke mi piace è quello di ITALIAAAAAUNO!!! che
parla di cose ke piacciono a noi. Poi voi si vede ke siete emo ke non vi piace
divertirvi, ke vi tagliate. Basta comunisti froci.


Cara °°BaRbIe_TrUzZiNa°°,
ti ringrazio a nome di tutto il giornale per averci allietato con le tue parole.
Non so da dove cominciare, la tua lettera è carica di spunti da affrontare
minuziosamente, e non so se l'intero spazio a noi dedicato basti a poterti
esaurientemente rispondere.
In primis vorrei dirti che ho trovato grosse difficoltà a leggere quello che hai
scritto, si nota che sei carica di rabbia verso il diverso da doverli per forza
accomunare tutti insieme (comunista frocio, comunista ebreo). Una dote
encomiabile, non c'è che dire. Poi vorrei capire perchè i tuoi fantastici genitori
hanno deciso di dedicarsi solamente alla cultura di una figlia, trascurando
completamente l'altra. Io, fossi stato in te, avrei chiamato il Telefono Azzurro
(a proposito il numero è 1.96.96). Guardo te e molti dei tuoi simili e sospiro. La
vostra cultura è tutte nelle frasi di Moccia dei Baci Perugina. Una volta erano
così buoni i Baci Perugina. Perchè rovinarceli, avvolgendoli nella merda?
E comunque senti al tuo amico Andrea. Continua ad andare ai Gs di Giussani,
continua a vedere Studio Aperto, se ci sei fatti un abbonamento al Giornale di
Vittorio Feltri e il giorno delle elezioni vai a mare se c'è bel tempo, altrimenti
c'è un outlet aperto ogni santo giorno in Svizzera. Vai lì. Un'altra cosa? Un
favore all'umanità..non procreare.
Cordialmente tuo
Andrea Cazzato

giovedì 13 maggio 2010

Gugliotta e gli altri: per quanto ancora?



Ci risiamo. La polizia italiana colpisce ancora. Da Bolzaneto, a Napoli, passando per il caso Cucchi e il caso Aldrovandi, fino all’altro giorno, le “forze dell’ordine” si impegnano a far sfoggio di un autocontrollo e di una oculatezza che solo le guardie di Pinochet possono vantare.
L’ultimo caso ha, come anche i sopracitati, dell’incredibile. Siamo nei pressi dello Stadio Olimpico: ore 21.30. Finale di Coppa Italia in corso fra Roma e Inter. Si prevedono scontri fra le tifoserie, viste le ultime vicissitudini calcistiche. Due ragazzi su un motorino si stanno recando ad una festa. Per loro sfortuna, incontrano un gruppo di poliziotti in tenuta antisommossa. Uno di questi si avvicina alla coppia di ragazzi con fare minaccioso e subito parte una discussione piuttosto accesa. Il poliziotto accusa uno dei due ragazzi, Stefano Gugliotta, di “non si capisce bene cosa” e parte la colluttazione, schiaffi e pugni. Subito arrivano anche tutti gli altri colleghi e si accaniscono sul povero passante. Dalle finestre dei palazzi di fronte si sentono grida di terrore; agli occhi delle persone non è facilmente spiegabile una efferatezza del genere. Il ragazzo è ancora in carcere per lesioni, resistenza e oltraggio. Ma non è l’unica cosa ad accadere quella sera….un’altra macchina, presumibilmente sempre legata alle forze dell’ordine, investe un uomo che era riuscito a divincolarsi ad un primo tentativo di fermo della polizia.
C’erano i film anni 80…ve li ricordate? Quelli italiani di serie B! La camorra spara e la polizia si incazza o giù di lì. Ecco..dagli anni ’80 si sono fatti passi avanti. Non c’è bisogno neanche che spari, o fai il vandalo, o rubi, o spacci, perché la polizia è già incazzata.
Il caso Gugliotta come finirà? Come per Genova, dove le violenze della polizia sono per lo più passate ingiudicate? O come per Cucchi, dove la colpa se la sono presa solo i medici?
Il governo, come potevamo aspettarci, è in silenzio…non ha mai detto nulla sulle violenze della polizia, neanche un po’di indignazione, un fiato..nulla! Dall’uomo a cui regalano case (ministro degli Interni durante il g8 del 2001) all’internato mitteleuropeo (o padano, che dir si voglia) attuale Maroni, nessun ministro si è mai azzardato a criticare l’azione degli uomini in divisa. Sarà per il nome poco rassicurante del loro capo, Manganelli (un predestinato)?
Ma adesso vi dico e mi chiedo: “Che mi frega?”. Mi frega si, maledizione. “Meglio a lui che a me” si sente dire in giro sempre più spesso, nel mio sconforto più totale. La polizia pesta gente indiscriminatamente e “io sto tranquillo, tanto a me non può succedere mai”. Siamo talmente rincitrulliti ed egoisti da non accorgerci della gravità delle cose che accadono? Mi sa di sì. Quindi d’ora in poi, conformiamoci alla massa. Facciamo sì di vivere nel mondo di Milano 2, dove tutto è fatato e bello, dove le notizie più sconvolgenti sono le rivelazioni SHOCK di Corona su Belen Rodriguez. Ma si!! Che poi la polizia trovi un altro Cucchi, un altro Giuliani, non è una cosa che mi riguarda.

domenica 2 maggio 2010

Primo maggio: io c’ero


Primo maggio, ore 9.30. Giro per Como coi compagni. C’è la manifestazione indetta dai sindacati. Numeri non eccelsi, ma visti i tempi ci si accontenta. Armato della mia bandiera, che ho usato come bastone per tutto il corteo, cammino un po’nervoso per gli sguardi divertiti dei telespettatori, in libera uscita dal loro lavaggio del cervello quotidiano, proprio come se stesse passando il circo. Il passante ubriaco che si unisce ai cori vicino al Tribunale, il vecchio che borbotta perché “i comunisti ci sono ancora” e se la prende col suo cane, che non mi sorprenderebbe se fosse stato battezzato Rommel, ci fanno da cornice.
S’arriva in centro e subito penso: ma oggi è il Primo maggio? Negozi aperti, gente che si accalca alle vetrine. Salumerie, librai, fiorai, negozi di telefonia. Tutto è aperto. E poi penso alla mia ragazza, santa donna che mi sopporta, che ho da poco lasciato a lavoro al Carrefour. E penso ai miei colleghi del Blockbuster che oggi lavoreranno, come tutti gli altri 364 maledetti giorni annuali. Alla mente mi sovviene una mail arrivata dai nostri “superiori” il giorno prima di Pasqua credo. “La sede centrale in questi giorni rimarrà chiusa. Per eventuali informazioni saremo reperibili dopo le festività”. Ed è proprio così. Oggi Primo maggio non si pensi sia stato diverso. Immagino l’impiegato e il dirigente, o l’ “esperto” di marketing laureato in Bocconi, che oggi a casa si rilassavano per il “duro” lavoro. Mentre il commesso, quello che si sta fino a mezzanotte in negozio, oppure l’operatore di call-center, che risponde al cliente di errori non suoi ma del dirigente che “giustamente” si riposa, oppure la cassiera del Carrefour che perde lucidità nel suo lavoro troppo meccanico, mentre il direttore di filiale è in gita sul lago con la famiglia, la ragazza precaria del negozio dei vestiti impegnata a seguire la cicciona incontentabile, mentre il suo capo è a farsi la sua bella lampada abbronzante, tutti questi il primo maggio lavorano.
Allora ho sentito parlare di deregulation, di “negozi aperti quando vogliono”. Il meglio che ci si poteva immaginare per una classe di gente che fa del contratto a tempo determinato o dei contratti a progetto, ragione esistenziale. Se ti rifiuti di lavorare, sei fuori chiaramente.
Quindi, ad uso di tutti, si definisca il primo maggio la festa di tutti i datori di lavoro. Vabbè, visto la china che il nostro Paese sta prendendo, indicare un giorno solo come festa dei datori di lavoro mi sembra un po’riduttivo. Per lo più evasori, detassati, economicamente sempre aiutati, sempre in difficoltà ma mai rinuncianti al Porsche Cayenne, i nostri datori di lavoro vivono con “ansia” questo momento di crisi, e per recuperare applicano tagli indiscriminati ai posti di lavoro. La gente cosa fa, ci chiediamo? Televota per far vincere Sandra Milo all’Isola dei Famosi. Buonanotte!

mercoledì 28 aprile 2010

Una faccia con la riga in mezzo



È di oggi la notizia che la signora Stefania Craxi, esponente di spicco del Pdl e sottosegretario agli Esteri dell’attuale governo, ha rilasciato una dichiarazione in merito al 65esimo anniversario della Liberazione d’Italia.

Leggendo il sito della Repubblica, sono entrato in contatto con l’articolo che spiegava la sua posizione in merito. La signora, convinta revisionista e “pacificatrice” storica, si è lanciata in un appello accorato, per il quale il 25 aprile deve essere, anche, il pretesto per, e qui cito, “recarsi a piazzale Loreto per un atto di cancellazione dell'atroce oltraggio inflitto al cadavere di Benito Mussolini”.

Sarà la mia scarsa propensione al diritto di parola proprio per tutti (vi sembra giusto che gente come Borghezio o Fiore debba inquinare con le loro parole putride?), sarà il mio attaccamento ai valori della Resistenza, sarà che Mussolini per me, e spero anche per quelli delle generazioni future, era, è e sarà sempre un assassino fascista, sarà che per me mai e poi mai i repubblichini saranno “giovani che hanno sbagliato” ma “delinquenti collaborazionisti della Germania nazista”, sarà che i partigiani sono e saranno sempre il simbolo della Liberazione dal giogo nazi-fascista, ma le parole e le opinioni della signora Craxi sono inaccettabili.

Sicuramente la sopracitata è amante del revisionismo storico: “Tangentopoli? Una persecuzione”, “Mio padre? Un santo!” ed altre scempiaggini che, dette qualche anno fa, avrebbero sollevato l’opinione pubblica. Ma adesso, scevri d’ogni timore, i ratti silenziosi tornano al piano superiore. Tanto alla gente, ormai tramortita dai reality show e dal gossip, poco importa che si prenda così a calci la dignità del proprio Stato. E’ facile cantare l’inno nazionale, indignarsi se qualcuno attacca l’operato dei militari nelle zone di guerra, e allo stesso tempo essere alleati della Lega e prendere a calci due dei valori fondamentali della nostra Repubblica, la Resistenza e l’antifascismo.

Per chiudere propongo alla signora Craxi di recarsi, visto che ama fare l’”avvocato del diavolo”, a portare una corona di fiori al bunker di Hitler, oppure sulla tomba di Riina o di Charles Manson. Di sicuro è gente che, come il duce, ha numerosi morti sulla coscienza, numeri che al sottosegretario pare non interessino.

martedì 27 aprile 2010

Il capro espiatorio: una figura del nuovo millennio raccontata da Pennac (il neurone)

In merito a quanto successo ieri in stazione centrale a Milano.


Chi non si è mai sentito nella propria vita il reo senza colpe quando succede qualcosa? Quello sul quale cadevano gli occhi per primo? Quello che si prendeva i primissimi rimbrotti, senza ci fosse minima indagine sull’accaduto? Dalle mie parti, un volgare detto popolare riconosce nell’ortolano, quale sfortunato portatore della maldicenza e appunto capro espiatorio di ogni assurdo avvenimento, questo infausto ruolo.
La figura del capro è molto affascinante. E’ lo stesso Pennac a descrivercela ne “Il Paradiso degli Orchi” e negli altri libri della serie di Belleville (dal nome del quartiere dove risiede la famiglia Malaussene). Il nostro protagonista, Benjamin, il capofamiglia, è il soggetto che meglio incarna tutte le caratteristiche del capro, fino al punto di ricoprire anche “lavorativamente” tale ruolo. La sfortuna/fortuna di questo personaggio sarà il filo conduttore dell’intera serie. Alla fine della prima avventura, il personaggio sembra essersi liberato di questa infamia. Il passaggio di lavoro dai Grandi Magazzini alla Casa Editrice del Taglione, però, non coincide con la sua fortuna di essere “naturalmente” capro espiatorio.
"Lei ha un vizio raro, Malaussène: compatisce"
Benjamin ha dalla sua una famiglia sgangherata e stravagante che lo aiuterà, lo amerà e gli sarà sempre vicino, nei momenti più bui e difficili.
La fortuna del ciclo sta anche nelle figure che circondano la famiglia Malaussene e che rendono le storie ancora più avvincenti e più “strampalate”: la Regina Zabo, a capo delle Edizioni del Taglione, Stojil, Theo, Rabdomant e il cane Julius.
Ma perché fare un pezzo sul capro espiatorio, mi chiederete. Penso, personalmente, che la figura del capro espiatorio sia quanto mai attuale. Pensate ai cosiddetti “prestanome” delle aziende, agli operatori dei call-center, ai commessi dell’ufficio reclami. Il capro espiatorio è più che mai utile. E’un toccasana per noi che possiamo sfogare la nostra rabbia e il nostro nervosismo. E’ vitale per le aziende e per i loro dirigenti, che nascondono la loro inadeguatezza, facendosi scudo con i “capri espiatori”.
Quindi, quando ci arrabbiamo col commesso, quando urliamo all’operatore di call-center, ricordiamoci sempre che lui è solo un povero capro espiatorio. Mettiamoci nei loro panni: ci piacerebbe essere trattati così male per colpe che non sono le nostre? Se sì, vi consiglio di aprire un’attività di ortofrutta.

martedì 20 aprile 2010

avviso ai lettori

Le reazioni Strafigo e troppo bello per essere vero non me le hanno fatte mettere

Attività neuronali al MagicBus (il neurone 9 febbraio 2010)

Olè! Siamo partiti col progetto “Il neurone” (il nome l’han scelto i partecipanti al corso, quindi se il nome della testata non vi piace prendetevela con loro). E’stata dura, come lo è stato tutto il progetto Magic Bus.
Siccome è la trecentoottantaseiesima volta che vi parlo del progetto Retica e quindi vi parlo di Magic Bus e di chi vi collabora, affiderò alle parole della tutor Valentina Bernasconi la spiegazione. Quindi copio e incollo quanto ha dichiarato lei in un pezzo per il giornale di Olgiate:
“L'apertura di questo centro si inserisce all'interno del progetto RE.T.I.C.A, Rete Territoriale per l’Innovazione della Creatività Applicata, co-finanziato da Regione Lombardia nell’ambito delle politiche giovanili. Scopo del progetto è avvicinare i giovani alle bellezze artistiche e culturali, permettendo alla loro immaginazione di svilupparsi e di applicarsi alle risorse del territorio. RE.T.I.C.A si compone di una gamma di attività molto articolate, che vanno da incontri di orientamento alla creazione di una serie di eventi espositivi e che si strutturano su tutto il territorio regionale. Magic Bus è uno degli otto spazi creatività aperti in quattro provincie lombarde (Bergamo, Como, Pavia, Varese), luoghi polivalenti in cui i giovani si possono ritrovare e riconoscere”.
Mi sembra più interessante invece spiegare la nascita del Neurone. La testata è inserita come percorso all’interno del corso di Giornalismo, tenuto dal sottoscritto.
E’stata per me una fortuna avere un gruppo di ragazzi così “variegati”, sia dal punto di vista degli interessi che dal punto di vista anagrafico.
Come potrete notare il blog è diviso in settori di interesse: Politica, Senso Civico, Arte, Sport, Cinema e Spettacolo, Musica e Libri. Ognuno di questi è composto da una micro-redazione di due ragazzi di età diverse.
Da “prof” sono molto contento del primo lavoro che i miei “discenti” han fatto, sperando che anche i nostri lettori possano pensare, attivare il neurone, quello che di solito pensiamo sia spento, ma in realtà è solo a riposo per la troppa sete di vita e conoscenza. E abbeveratevi!!!

Una meta contro l’Apartheid (il neurone 15 marzo 2010)

E’ il 1995 quando il Sudafrica, appena uscito dagli anni più bui della sua storia, ospita il campionato mondiale di rugby. E' uno Stato che, per larga parte del Novecento vittima delle politiche dell'Apartheid dei suoi stessi governi, è al centro dell'attenzione dell'opinione pubblica internazionale, già da qualche anno, grazie al suo nuovo Presidente (il primo di origini africane) Nelson Mandela. La sua elezione, chiaramente osteggiata dalla privilegiata razza bianca sudafricana, ha fatto del Sudafrica un Paese realmente democratico, cancellando le politiche razziste dei governi degli Afrikaners.
Uno dei simboli più forti dell'Apartheid sudafricano, però, è proprio il rugby, lo sport per eccellenza della razza bianca, che si contrapponeva al calcio, sport più diffuso nella popolazione di razza africana. (Eloquente dell'odio che serpeggia nel Paese, è il tifo che gli emarginati di colore facevano per le squadre avversarie nei match di rugby). In quanto simbolo dell'Apartheid anche a livello mondiale, la partecipazione della nazionale sudafricana (gli Springboks) alle competizioni internazionali non era affatto gradito.
Nel 1995, il Sudafrica, scelto come Paese ospitante della massima manifestazione del rugby, i Mondiali, è ammesso di diritto ed anche per la recente svolta che il Paese stesso ha dato alle proprie politiche. E' lo stesso Nelson Mandela che, approfittando della grossissima vetrina internazionale, "decide" di fare degli Springboks, l'icona del nuovo Sudafrica, compito piuttosto ostico, visto che la selezione prevede una quasi totalità di atleti bianchi, capitanati dall'atleta Francois Pienaar, ed un solo atleta di colore, Chester Williams.
La nazionale sudafricana non parte coi pronostici favorevoli della critica sportiva, anche per gli sciagurati test match prima dell'inizio della competizione mondiale. Però, con l'inizio della manifestazione, gli Springboks iniziano una marcia trionfale vincendo con Australia, Romania, Canada, Western Samoa e Francia, ed affrontando poi, in finale, gli ultrafavoriti All blacks neozelandesi, dell'irresistibile John Lomu. Questa partita è una delle più combattute e belle del mondiale che vede, dopo i tempi supplementari, i sudafricani prevalere sugli oceanici per 15-12, col drop risolutivo del numero 10 Joel Stransky. Gli Springboks, così, diventano i campioni del mondo. Lo diventeranno anche nel 2007 in Francia, ma la vittoria del '95, assume per diversi aspetti una aura leggendaria, ispirando anche Clint Eastwood che, nel 2009, realizza il film "Invictus", la storia di quei giorni e del legame particolare nato fra Mandela stesso e il capitano Pienaar (interpretati, nella pellicola, rispettivamente da Morgan Freeman e da Matt Damon).
L'esempio degli Springboks, a mio parere, è da considerarsi emblematico. Una giusta politica di integrazione, a volte mischiata allo sport, è una ottima strada per superare le barriere costruite dalla paura del diverso.

DisIntegriamoli (l'onda 29 gennaio 2010)

All’urlo di battaglia della mafia locale, alcuni solerti cittadini di Rosarno hanno risposto “Presente”. Ed eccovi spiegate le giornate di grossissima tensione di qualche settimana fa nella ridente località calabrese.
Non vi sto qui a spiegare cosa è successo, i tg e le televisioni hanno dato ampia risonanza. Mi piacerebbe invece soffermarmi sulla reazione del governo, più che mai esemplare per farci capire con chi abbiamo a che fare. “Queste cose accadono perchè ci sono i clandestini”. Come come? In un primo momento, rimango attonito davanti alla televisione. Esco. Prendo aria. Non ci posso credere. Mi affaccio e di fronte (vivo nelle terre del ministro degli Interni) c’è un giovane operaio di colore che lavora su un tetto di una casa in costruzione senza le dovute protezioni. “Ah questi clandestini, oltre ad essere una piaga sono anche immortali” penso. Senza un caschetto, o una imbracatura, da quell’altezza potrebbe morire. Ma lui no, di sicuro no. Loro sono immortali. Riescono a resistere anche 12 ore filate, sotto il sole cocente delle regioni del Sud, a raccogliere pomodori, per pochissimi euro l’ora. Devono avere qualcosa che noi umani non abbiamo. Strana razza umanoide questi clandestini. Ed io che mi lamento perché 6 ore al Blockbuster sono lunghe e stancanti. Ma il governo vuole combattere questi extraterrestri. E loro più li cacciano, e più ne arrivano. Ostinati questi alieni. E vengono qui, senza permesso, e vogliono anche professare la loro religione? Non è proprio possibile, sarebbe da pazzi. E sentire che c’è chi li vuole, chi si appella alla Dichiarazione dei Diritti dell’Uomo. Ma non sono uomini loro, son solo clandestini. E fan bene quelle camicie verdi, quelli che credono nel Dio Po, a voler sparare alle navicelle gommate che attraversano il Mar Mediterraneo.
Forse una soluzione sarebbe fare come i protagonisti del film Mars Attack (per chi non conoscesse http://www.youtube.com/watch?v=-MhgnMX73Pw ); bisognerebbe provare con Indian Love Call di Slim Whitman. Ma nel film gli alieni sono tutti vestiti di verde e parlano strano, per suoni gutturali, sono violenti; quindi, forse, gli alieni sono…..

Questa è lucida follia!?! (l'onda 27 dicembre 2009)

In questi giorni due casi han “sconvolto” l’opinione pubblica italiana. Due episodi che hanno una matrice comune: la follia. Ma cosa è la follia, in realtà..
Wikipedia definisce la follia come “mancanza di adattamento che il malato mostra nei confronti dell'ambiente”…ok….ma siamo convinti che Tartaglia e la Maiolo (la donna che ha tentato di placcare il Papa, nda) siano realmente folli?
Ma per dovere di cronaca ricostruiamo i fatti.
1) Caso Tartaglia-Berlusconi: è una domenica pre-natalizia nel cuore pulsante di Milano, la gente si affolla per le strade alla ricerca dei regali ed il nostro premier organizza la sua solita kermesse finto-politica in piazza Duomo. Finito il suo solito discorso contro la forte spinta pessimista/comunista in Italia, scende, come è tradizione, fra i suoi sostenitori per stringere mani e dispensare miracoli. Ma non tutto va come sempre. Fra i suoi discepoli si è nascosto Massimo Tartaglia, “armato” del tipico souvenir del Duomo, che appena visto passare Silvio, con una mira da far invidia ad un lanciatore di baseball, lo prende in piena faccia. Colpito duro, Rocky viene trasportato nell’auto presidenziale, soccorso, si rialza e con uno sguardo da pugile quasi al KO, guarda intorno a sé, mentre le guardie del corpo allontanano Tartaglia dalle grinfie dei fedeli, già pronti al linciaggio.
2) Caso Ratzinger-Maiolo: è la Vigilia di Natale. Il pastore tedesco entra in San Pietro pronto ad officiare la messa. Mentre percorre la navata centrale, una donna, tale Susanna Maiolo, scavalca le transenne e cerca di abbracciare il Papa. Quest’ultimo, temprato dal periodo come recluta nell’esercito tedesco anni ‘30/40, riesce a evitare il peggio. Cosa che il Cardinal Etchegaray, in quegli istanti accanto al Papa, non fa, rompendosi un femore.
Questi due casi, avvenuti nell’arco di due settimane, mi hanno fatto riflettere. Ma è forse pazzia la loro? O son loro ad essere lucidi, mentre noi siamo assopiti e drogati da questo mondo?
A voi la risposta.

Un maggiordomo scrive libri. Sogno proletario?? (l'onda 30 novembre 2009)

Nel precedente articolo sul caso Marrazzo e sull’influenza A si è parlato del potere che l’informazione ha sulla opinione pubblica.
Ma chi è il re dell’informazione italiana? Chi è il gran cerimoniere dei dibattiti televisivi? Chi da oltre 10 anni decide e discute delle vicende politiche e non del nostro Paese? Sì, è proprio lui, un uomo, un plastico di Cogne. Con il suo Porta a Porta, Bruno il maggiordomo ha fatto le sue fortune, ci ha regalato perle di fantastica televisione verità: le interviste fatte ai terremotati, il risotto di D’Alema e il contratto con gli italiani, sono solo degli esempi, ma potrei citarne milioni.
Solo che, il buon Vespa, non si limita a straziarci solo col suo programma d’ “approfondimento”; ha anche velleità da scrittore. Chi non ricorda capolavori del calibro di "L'amore e il potere", "Da Rachele a Veronica, un secolo di storia italiana". Quanto nei giorni scorsi il suo libro è entrato nelle nostre trasmissioni televisive preferite con delle “sconvolgenti” anticipazioni???
Straziante. Ma una buona idea per il Natale: se qualcuno volesse fare la brace oppure ci tenesse a fare Natale col camino…